Ricordando Fratel Silvestro


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Roma, 11.04.99
Prot. N. 68/99
A tutti i membri della Congregazione

Cari Confratelli,

Come vi è stato già annunciato, il 24 marzo dopo mezzogiorno, a 94 anni di età, è deceduto, nella nostra comunità-infermeria di Bolognano, fratel Giacomo Martinelli, il nostro Fratel Silvestro.

Io ero in visita generale alla Provincia IM e mi trovavo a Napoli; così ho potuto interrompere la visita per un giorno e presiedere il funerale, celebrato nella Chiesa Parrocchiale di Bolognano il 26 marzo mattina. Vi hanno partecipato tra i 50 e 60 confratelli, religiosi padri e fratelli. Tra essi anche P. Panteghini, in Italia per le condizioni delicate di salute di suo padre. Vi era anche un gruppetto di parenti e amici.

La Messa si è svolta normalmente; ma, dopo l'omelia pronunciata da P. Rinaldo Paganelli, vice-provinciale IS, si sono susseguite delle testimonianze commoventi, che hanno messo in luce la ricchezza personale e vocazionale di Fr. Silvestro.

Più che una Messa di congedo è diventata così una vera celebrazione di gioia pasquale e di ringraziamento per la sua vocazione e per il suo esempio di vita e di servizio alla Congregazione. È divenuta una celebrazione della "fraternità" nella Vita Religiosa.

Fratel Silvestro non ha bisogno di essere presentato, perché buona parte della Congregazione l'ha conosciuto personalmente, e l'altra parte ne ha sentito certamente parlare.

Facile e pronto al dialogo, lucido e semplice nella sua visione di fede, rapido nel rispondere o nello sfuggire le domande intricate..., parlava con tutti e non tardava ad attaccare un discorso spirituale con chiunque passasse per la Curia Generalizia o per il Collegio Internazionale, dove ha svolto il suo servizio per più di 40 anni.

Era conosciuto anche fuori casa, soprattutto nelle vicinanze del Vaticano, tanto dai monsignori e dalle guardie svizzere, come dai commercianti e dai vigili urbani. Questi erano pronti a fermare il traffico e a chiudere due occhi quando, col suo motorino, Fr. Silvestro passava con il semaforo rosso. Difatti sapevano che il fratello, piccolo di statura, non poteva fermarsi perché non arrivava con i piedi a terra, senza avvicinarsi al cordone stradale. Anche un gruppo di poveri erano suoi amici e lo visitavano in portineria per ricevere un panino, l'elemosina e la sua consueta predica. Per certe persone e commercianti, la nostra casa veniva indicata non come la Curia Generalizia SCJ, ma come la casa di Fra Silvestro. Per questo motivo, e per l'effusione che gli ha dimostrato il Santo Padre nell'udienza concessa al Capitolo del 1991, lo chiamavano "Fratello Generale".

I suoi luoghi preferiti e più frequentati erano la Cappella e la portineria della casa, come il Vaticano, per le commissioni richiestegli; all'interno di questo triplice ambiente di preghiera, lavoro e servizio, si è svolta la sua vita come donazione di amore a Cristo e ai fratelli.

Quando la sua salute ha cominciato a venire meno, ed egli ha dovuto ritirarsi a Bolognano (estate del 1993), abbiamo sentito la sua mancanza e abbiamo apprezzato di più quanto significava la sua presenza nella nostra comunità. Non solo per i vuoti di servizio, che si sono verificati nell'organizzazione interna della comunità, ma soprattutto perché ci è mancata la sua figura di stimolo e di richiamo ai valori essenziali della vita teologale e della consacrazione religiosa dehoniana.

Una vita segnata dalla semplicità, dalla disponibilità e dalla gioia del servizio, dall'attaccamento al Fondatore e dal senso d'appartenenza alla Congregazione, dall'amore alla Chiesa e dalla fiducia nei superiori e nei confratelli, dalla sensibilità per i poveri, dalla dedizione al lavoro e dallo zelo apostolico, dalla perseveranza nella preghiera e nella adorazione eucaristica...

Tutto ciò però non è accaduto per caso; è frutto di una scelta vocazionale senza rimpianti, sostenuta dalla grazia e dai valori più genuini della spiritualità dehoniana: l'oblazione, il senso della riparazione, l'abbandono in Dio, la gratuità dell'amore, la cordialità fraterna, il sentire con la Chiesa, la solidarietà e la compassione con gli ultimi, la centralità eucaristica, la devozione mariana...

Ognuna di queste affermazioni trova il suo riscontro negli atteggiamenti e nella condotta, che hanno intessuto la vita quotidiana di Fr. Silvestro. Così egli incarnò la spiritualità del Sacro Cuore, così visse l'eredità dehoniana. In questo fratello, piccolo di statura, abbiamo un grande dehoniano.

La Provvidenza ha voluto che questa vicinanza al P. Fondatore avvenisse anche nei due momenti che hanno racchiuso la sua esistenza terrena.

Fr. Silvestro nasce il 12 agosto 1904, giorno del mese in cui ricordiamo la morte di P. Dehon; muore il 24 marzo 1999, giorno dell'anniversario del battesimo di P. Dehon, vespri della festa dell'Annunciazione del Signore. Festa legata all'ECCE VENIO di Gesù e all'ECCE ANCILLA di Maria, che riassumono e caratterizzano tutta la nostra vocazione (cf. Dir. Sp. I, 3; Cst 6)

Gli ultimi anni di Silvestro sono trascorsi nella serenità e nel silenzio, quasi assoluto, della sua malattia. Viveva assopito, non del tutto cosciente. Ma forse c'è stato uno spazio a una certa contemplazione che solo Dio sa. Quando lo visitai per l'ultima volta, non riuscivo a strappargli parola; solo sorrideva. Ma con quella consueta vivacità, che caratterizzò tutta la sua vita, al domandargli se amava Maria (poiché conoscevo la sua devozione mariana), mi rispose con sorprendente vivacità: "È Ella che ama me".

L'ultima immagine, che ho di lui, è di una vita che si consumava esclusivamente davanti a Dio; tutta protesa verso la meta eterna, così come era vissuto, proteso verso Dio. Con gli occhi fissi su questo traguardo, egli ha potuto vivere con gioia le esigenze del nostro carisma e la radicalità del Vangelo.

Fr. Silvestro è stato un vero dehoniano, e per fortuna non è l'unico. Dicevo che la Messa-funerale è stata una "celebrazione della fraternità", perché nella sua figura e persona abbiamo rivissuto e onorato la vocazione e la missione di molti nostri religiosi fratelli in Congregazione. Senza nominarli, avevamo in mente e nel cuore la grande schiera di figure luminose di religiosi fratelli, seminata nella nostra storia SCJ, sia nelle case e Province d'Europa e del Nord America, come nelle opere e missioni dell'America latina, dell'Africa e dell'Asia. Uomini umili, semplici e generosi che, lontani dai pensieri complicati, hanno vissuto e vivono della fede e della carità, perché hanno speranza.

A loro, come a tutti i piccoli del Regno, il Padre rivela i segreti del suo Cuore, a cui non hanno accesso i sapienti e intelligenti del mondo (cf. Mt 11,25ss).

Uomini ai quali dobbiamo tanto, anche per il loro lavoro materiale svolto nella portineria, nella cucina, nel campo, nella manutenzione della casa e in molti altri piccoli servizi..., o anche addossandosi impegni di molta responsabilità, come la costruzione di case e di chiese, la direzione di scuole e di altre opere sociali, in alcuni casi anche il servizio dell'autorità... o l'inserimento più diretto nella pastorale e perfino testimoniando la presenza della Chiesa e la carità di Cristo in mezzo agli operai, lavorando come loro, condividendo le loro lotte e sopportando le loro pene. Attraverso attività diverse, vivendo a fondo la loro vita religiosa dehoniana, collaborano con Cristo nella costruzione del suo Regno nelle anime e nelle società.

Tutti gli SCJ, religiosi presbiteri e religiosi fratelli, hanno difatti una comune vocazione per una missione comune, ognuno secondo la propria specificità.

Nella nostra V Conferenza Generale, celebrata ad Hales Corners nel maggio 1994, si è detto che: "... se il religioso-prete è sacramento di Cristo-sacerdote, il religioso-fratello è in modo più diretto sacramento della fraternità... è richiamo vivente della nostra priorità: la comunione come vita religiosa dehoniana... Vivere con Dio e con i fratelli, vivere di Dio e dei fratelli, vivere per Dio e per i fratelli: potrebbe essere questo un modo di esprimere il profilo spirituale del FRATELLO per il futuro" (cf. Doc. XVI, pag. 125,3).

La celebrazione è finita con un invito a pregare perché il Signore dia alla Congregazione molte vocazioni di fratelli. Esse sono una ricchezza e benedizione per la Congregazione; la loro mancanza sarebbe una pesante povertà. Difatti i fratelli sono un segno della tenerezza di Dio all'interno delle nostre comunità, e sono per il mondo un riflesso della solidarietà di Cristo con tutta l'umanità.

Ringrazio il Cuore di Gesù per la vita feconda di Silvestro in mezzo a noi. Lo ringrazio per tutti i religiosi fratelli che ci ha dato.

P. Virginio D. Bressanelli, scj
Superiore generale 

Remembering Brother Sylvester

Rome, 11 March 1999
Prot. 68/99
 
To all the Members of the Congregation
 

Dear Brothers,

As you were notified, Br. James Martinelli, our Brother Sylvester, died at age 94 in the early afternoon of March 24 at our community of Bolognano which also serves as a nursing home.

I was conducting a general visit to the South Italian province at the time and was at Naples. It was easy enough to suspend the visit for a day in order to preside at the funeral which was celebrated at the parish church of Bolognano on the morning of March 26. About 50-60 fellow religious were present, priests and brothers, including Fr. Panteghini who was home in Italy because of his father's health. Also present was a group of friends and relatives.

The Mass followed its normal course, but, the homily preached by Fr. Rinaldo Paganelli, the vice-provincial of the North Italian province, was followed by a number of very moving testimonials which evidenced the rich personal and vocational life of Br. Sylvester.

Instead of a Mass of farewell, it because rather a true celebration of Easter joy and thanksgiving for his vocation, his exemplary life, his service to the Congregation. It became a celebration of "brotherhood" in the religious life.

Br. Sylvester has no need of introduction because a wide membership of the Congregation know him personal and the remainder have surely heard him being spoken of.

Ready and capable of entering into conversation, lucid and uncomplicated in his faith vision, quick to answer intricate questions or to turn them around…he spoke with everyone and never hesitated to append some spiritual message to whoever passed through the General Curia or the International College, where we worked for over 40 years.

He was known outside the house too, particularly near the confines of the Vatican, by bishops and by the Swiss Guard, by shopkeepers and by policemen. These latter were always ready to close both eyes when Br. Sylvester would go through a red light on his little motorcycle. They all knew that Brother was unable to stop unless at curb alongside because his legs were too short to allow his feet to touch the ground. The poor were his friends, too, and came to visit him in the porter's office to get a sandwich, some coins, and his customary sermonette. Indeed, for some people and for shopkeepers, our house was not known as the General Curia of the SCJs but as Br. Sylvester's house. For this reason and for the affection shown him by the Holy Father in the papal audience granted the chapter in 1991, everyone called him "Brother General".

His preferred "spots" (and where he could usually be found) were the chapel, and the porter's office, and the Vatican where he went to fulfill the tasks asked of him. Within this "triangle" of prayer, work, and service, he spent his entire life as of gift of love to Christ and to the brothers.

When his health began to fail and he had to withdraw to Bolognano (the summer of 1993), we felt his absence and were able to appreciate how meaningful his presence was to our community. It was not merely because he was no longer able to fulfill the services within the structures of the local community, but particularly because we missed his encouragement and his influence in reminding us of the essential values of a God-centered life and of an SCJ religious consecration.

His was a life of simplicity, of availability, of joyful service, of attachment to the Founder, of belonging to the Congregation, of love for the Church, of trust in religious superiors and in his confreres, of sensitivity toward to the poor, of devotion to duty, of apostolic zeal, of perseverance in prayer, and of eucharistic adoration…

None of this was accidental. Rather, it resulted from a vocation choice without regrets, sustained by grace and by the most genuine values of the Dehonian spirituality: oblation, the sense of reparation, abandonment in God, the gratuitous nature of love, fraternal cordiality, unity with the Church, solidarity with and compassion for the "least", the central place that the Eucharist has, and Marian devotion…

Every single one of these claims has its confirming match in the conduct and dispositions that were woven into the daily fabric of Br. Sylvester's life. He incarnated the spirituality of the Sacred Heart in this way; he lived out the Dehonian heritage in this way. In this undersized brother, we have a grand SCJ.

It would appear that divine Providence wanted to demonstrate Brother's closeness to the Founder at precisely the two moments that embraced his earthly life. Br. Sylvester was born on 12 August, 1904, the same day and month on which we recall the Founder's death; he died on 24 March, 1999, the same day and month on which we recall the Founder's baptism, first Vespers of the Annunciation of the Lord, a feast which ties the ECCE VENIO of Jesus to the ECCE ANCILLA of our blessed Lady, phrases which sum up and characterize the whole of our vocation (cf. Spiritual Directory, I, 3: Cst. 6).

The last few years of Br. Sylvester were spent in the serenity and silence, almost complete, of his illness. He dozed a great deal and was not conscious of everything. But perhaps there was opportunity for a kind of contemplation that only God knows. When I visited him for the last time, I did not succeed to getting him to say anything; he only smiled. But with the customary vivacity that characterized his entire life, at being asked if he loved Mary (because I knew of his Marian devotion), he immediately answered: "It's she who loves me".

The last mental picture I have of him is of a life spent entirely before God; in his life he was entirely directed toward eternity, entirely toward God. With eyes fixed on this goal, he was able to live the radical demands of our vocation and the Gospels joyfully.

Br. Sylvester was a true SCJ but, happily, he is not the only one. I had stated that the funeral mass was a "celebration of brotherhood" because in his person we were able to relive and honor the vocation and mission of many of our religious brothers in the Congregation. Without naming them, we have present in mind and heart a great array of luminous figures of religious brothers scattered throughout our SCJ history; they are found in the houses and provinces of Europe and North America as well as in the works and missions of Latin America, Africa, and Asia. Steering clear of complicated thinking, these humble, simple, and generous men, have lived and are living a life of faith and of love because they hope.

Just as He does to the "little ones", the Father reveals the secrets of his Heart to these men, the secrets to which the wise and learnèd of this world are excluded (Cf. Matt. 11:25ff). These are the men to whom we owe so much, and for their labors carried out in porter's offices, in kitchens, in maintaining our houses, and in many other unnoticed services…as well as in tasks involving great responsibilities, like house construction, school superintendence and other social activities, as well as in some cases the service of authority…or in more immediate pastoral involvement thus witnessing the presence of the Church and the love of Christ amongst workers, working like them, sharing their lot and problems. In different ways, these men collaborate with Christ in building up his Kingdom in souls and in society by living their SCJ religious life to the fullest.

Indeed, all SCJs, religious priests as well as religious brothers, have the same vocation for a common mission, each one with his own specific task.

At our 5th General Conference which took place at Hales Corners in May 1994, it was stated that "if the religious priest is the sacrament of Christ-priest, the religious brother is sacrament of fraternity in a more direct way…and a living reminder of our priority: communion as SCJ religious life…. To live with God and with the brethren, to live of God and of the brethren, to live for God and for the brethren: this could be the way to express the spiritual profile of the brother of the future" (Cf. Doc XVI, page. 125,3).

The celebration ended with an invitation to pray that the Lord give the Congregation many vocations to the brotherhood. This vocation is a source of richness and blessing for the Congregation. Their lack would be a source of poverty. Actually, brothers are a sign, within the community, of God's tenderness and for the world, they are a reflection of Christ's oneness with all humanity.

I thank the Sacred Heart of Jesus for the fruitful life of Br. Sylvester among us. I thank the Sacred Heart for all the religious brothers he has given us.

 
Fr. Virginio D. Bressanelli, scj
Superior General 

En souvenir du Frère Silvestro

Rome, le 11.04.99
Prot. N. 68/99
A tous les membres de la Congrégation

 

Chers Confrères,

Comme cela a été annoncé, le 24 mars, après-midi, à l'âge de 94 ans est mort dans notre communauté-infirmerie de Bolognano, le Frère Giacomo Martinelli, notre Fratel Silvestro.

J'étais en train d'effectuer la visite générale dans la Province IM et je me trouvais à Naples. J'ai pu ainsi interrompre la visite pendant une journée et présider les obsèques célébrées dans l'église paroissiale de Bolognano le 26 mars au matin. De 50 à 60 confrères, Pères et Frères y ont participé. Parmi eux, il y avait aussi le P. Panteghini, actuellement en Italie pour des raisons de santé de son père. Il y avait aussi un petit groupe de parents et d'amis du Frère.

La célébration de la Messe s'est déroulée normalement mais, après l'homélie tenue par le P. Rinaldo Paganelli, vice-provincial IS, se sont succédés des témoignages émouvants qui ont dévoilé la richesse de la personne du Fr Silvestro et de sa vocation.

Plus qu'une cérémonie d'adieu, la Messe s'est transformée en une célébration de la joie pascale et d'action de grâces pour sa vocation et pour son exemple de vie et de service dans la Congrégation. Elle est devenue une célébration de la "fraternité" dans la Vie Religieuse.

Le Fr Silvestro n'a pas besoin d'être présenté parce que une bonne partie de la Congrégation l'a connu personnellement et les autres en ont certainement entendu parler.

D'un abord facile et prêt au dialogue, lucide et simple dans sa vision de foi, rapide dans ses réponses et dans la fuite devant des questions embrouillées…, il parlait avec tous et ne tardait pas à nouer une conversation spirituelle avec tous ceux qui passaient à la Curie Générale ou au Collège International où il a assuré son service pendant plus de 40 ans.

Il était connu aussi à l'extérieur, surtout dans les alentours du Vatican, aussi bien auprès des Monseigneurs et des Gardes suisses qu'auprès des commerçants et des policiers urbains. Ces derniers étaient prêts à arrêter la circulation et à fermer les yeux quand, sur sa mobilette, le Fr Silvestre grillait le feu rouge. En effet, ils savaient que le Frère, de petite taille, ne pouvait pas s'arrêter sans approcher le bord du troittoir parce qu'il ne pouvait pas toucher le sol avec ses jambes. Même un groupe de pauvres faisait partie de ses amis et lui rendait visite à l'accueil pour recevoir un sandwich, une aumône et son petit sermon habituel. A certaines personnes et aux commerçants, on indiquait notre maison non pas comme Curie Générale SCJ mais comme maison du Frère Silvestro. Pour cette raison et pour l'affection que lui a montrée le Saint-Père lors de l'audience accordée au Chapitre en 1991, on l'appelait "Frère Général".

Ses endroits préférés et les plus fréquentés ont été la Chapelle et l'accueil de la maison ainsi que le Vatican, pour les commissions qu'on lui confiait. C'est à l'intérieur de cette triple ambience de prière, de travail et de service que s'est déroulée sa vie comme don d'amour au Christ et à ses frères.

Quand sa santé a commencé à faiblir et il a souhaité se retirer à Bolognano (été 1993), nous avons ressenti son absence et nous avons apprécié davantage ce que signifiait sa présence dans notre communauté. Ce n'était pas seulement à cause des ennuis qui sont survenus dans l'organisation des services de notre communauté mais surtout parce qu'il nous manquait sa personne qui nous a servi d'encouragement et de rappel des valeurs essentielles de la vie théologale et de la consécration religieuse dehonienne.

C'était une vie marquée par la simplicité, par la disponibilité et par la joie du service, de l'attachement au Fondateur et par le sens d'appartenance à la Congrégation, par l'amour de l'Eglise et par la confiance faite aux supériieurs et aux confrères, par la sensibilité à l'égard des pauvres, par la consécration au travail et par le zèle apostolique, par la persévérence dans la prière et dans l'adoration eucharistique.

Mais tout cela n'est pas arrivé par hasard mais est le fruit d'un choix de vocation sans regrets, soutenu par la grâce et par des valeurs authentiques de la spiritualité dehonienne: l'oblation, le sens de la réparation, l'abandon à Dieu, la gratuité de l'amour, la cordialité fraternelle, le sentir avec l'Eglise, la solidarité et la compassion à l'égard des plus démunis, la place centrale accordée à l'Eucharistie, la dévotion mariale.

Chacune de ses affirmation se trouve confirmée par les attitudes et par le comportement qui sont derrière la vie de tous les jours du Fr. Silvestro. Il a ainsi incarné la spiritualité du Sacré-Cœur, il a vécu l'héritage dehonien. Dans ce Frère, petit de taille, nous avons un grand dehonien.

La Providence a voulu que ce rapprochement entre le Fr Silvestro et le P. Fondateur s'étende aussi sur deux moments qui délimitent son existence terrestre.

Le Fr. Silvestro est né le 12 août 1904, un jour du mois dans lequel nous commémorons la mort du P. Dehon; il est mort le 24 mars 1999, le jour de l'anniversaire du baptême du P. Dehon, vêpres de la fête de l'Annonciation du Seigneur. C'est une fête liée à ECCE VENIO de Jésus et à l'ECCE ANCILLA de Marie, qui résument et caractérisent toute notre vocation (cf. Dir. Sp. I, 3; Cst 6)

Les dernières années de vie du Fr Silvestro se sont écoulées dans la sérénité et dans le silence presque absolu de sa maladie. Il sommeillait et n'était pas complètement conscient. Mais dans cet état il y avait peut-être une place à une certaine contemplation que Dieu seul connaît. Quand je lui ai rendu visite la dernière fois, je ne parvenais pas à lui arracher un mot, il ne faisait que sourire. Et puis soudain, quand je lui ai demandé s'il aimait Marie (puisque je connaissais sa dévotion mariale), avec sa vivacité habituelle, il m'a répondu "C'est elle qui m'aime".

La dernière image que j'ai de lui c'est celle d'une vie qui se consumait exclusivement devant Dieu, toute tendue vers la fin éternelle, comme il a vécu, tendu vers Dieu. Avec son regard fixé sur cet objectif, il a pu vivre avec joie les exigences de notre charisme et la radicalité de l'Evangile.

Le Fr. Silvestro a été un vrai dehonien et, par chance, il n'est pas le seul. Je viens de dire que la Messe des obsèques a été une "célébration de la fraternité", parce qu'en sa personne nous avons revécu et et rendu hommage à la vocation et à la mission de tant de nos religieux-Frères dans la Congrégation. Sans les nommer, nous avons eu dans la mémoire et dans le cœur le grand nombre des personnes lumineuses des religieux-Frères, dont est parsemée notre histoire SCJ, aussi bien dans les maisons et les Provinces d'Europe et de l'Amérique du Nord que dans des œuvres et des missions de l'Amérique Latine, de l'Afrique et de l'Asie. Des hommes humbles, simples et généreux qui, loin des idées compliquées, ont vécu et vivent de la foi et de la charité parce qu'ils ont l'espérance.

A eux, comme à tous les petits du Royaume, le Père révèle les secrets de son Cœur auxquels les savants et les intelligents du monde n'ont pas d'accès (cf. Mt 11,25suiv.).

Ce sont des hommes auxquels nous devons tant, pour leur travail matériel accompli à l'accueil, à la cuisine, dans les champs, dans l'entretien de la maison et dans de nombreux petits services…, ou même qui se chargent des tâches nécessitant une grande responsabilité comme la construction des maisons et des églises, la direction des écoles et des autres œuvres sociales, dans certains cas aussi du service de l'autorité… ou de l'insertion plus directe dans la pastorale et même en témoignant de la présence de l'Eglise et de la charité du Christ au mileiu des ouvriers, en travaillant comme eux, en partageant leurs luttes et en endurant leurs peines. A travers diverses activités, en vivant à fond leur vie religieuse dehonienne, ils collaborent avec le Christ à la construction de son Règne dans les âmes et dans les sociétés.

En effet, tous les SCJ, religieux-prêtres et religieux-Frères, ont une vocation commune pour une mission commune, chacun selon sa propre spécificité.

Lors de notre V° Conférence générale, tenue à Hales Corners en mai 1994, on a dit que: "... si le religieux-prêtre est le sacrement du Christ-prêtre, le religieux-Frère est d'une façon plus directe le sacrement de la fraternité… et un rappel vivant de notre priorité: la communion comme vie religieuse dehonienne… Vivre avec Dieu et avec les frères, vivre de Dieu et des frères, vivre pour Dieu et pour les frères: ceci pourrait être une façon d'exprimer le profil spirituel du FRERE pour le futur" (cf. Doc. XVI, p. 125,3).

La célébration s'est terminée par une invitation à prier afin que le Seigneur donne à la Congrégation de nombreuses vocations de Frère. Elles sont une richesse et une bénédiction pour la Congrégation, leur absence serait une pauvreté pesante. En effet, les Frères sont un signe de la tendresse de Dieu dans nos communautés et ils sont pour le monde un reflet de la solidarité du Christ avec toute l'humanité.

Je remercie le Cœur de Jésus pour la vie féconde de Silvestro parmi nous. Je le remercie pour tous les religieux-Frères qu'il nous a donnés.

 

P. Virginio D. Bressanelli, scj
Supérieur Général