RELAZIONE GENERALE

AL XXº CAPITOLO DELLA CONGREGAZIONE SCJ



INTRODUZIONE




1. Il Regolamento del Capitolo Generale richiede che, "ad inizio di Capitolo e in Assemblea plenaria, il Superiore Generale, al termine del suo mandato, faccia una "Relazione" dall'ultimo Capitolo ordinario, sullo stato delle persone, sulla vita e attività della Congregazione e sul governo..." (Regolamento del Capitolo, 52; SRCG 24).

Tale relazione deve dare quella visione d'insieme, di cui necessitano i Padri Capitolari, per "trattare i problemi riguardanti l'intera Congregazione" (Cost. 133). Il Capitolo Generale è chiamato infatti a tastare il polso della Congregazione in vista del suo avvenire.

La seguente relazione, che va da giugno 1991 a maggio 1997, presenta in forma discorsiva il cammino percorso, con i successi e gli insuccessi, le gioie e le difficoltà, le sfide, le problematiche e le speranze di futuro.

Per una visione completa, essa sarà integrata dalle Relazioni dei Superiori Provinciali e Regionali e dai resoconti dei Presidenti delle Commissioni generali.

2. La Relazione Generale si articola in tre parti:

- il decorso dei fatti, che hanno avuto per protagonista "principale" il Direttivo Generale;

- la vita della Congregazione nelle sue Province, Regioni e Comunità territoriali;

- alcune sfide emergenti e le prospettive di futuro, secondo la lettura che ne fa il Direttivo Generale.

3. La metodologia, proposta dalla Commissione Preparatoria per questa prima fase del Capitolo, consisterà nella lettura della Relazione Generale per parti, arricchita opportunamente dalle Relazioni e dagli interventi puntuali delle Province, Regioni e Comunità territoriali, soprattutto nella seconda parte, quando si fa riferimento alla loro vita e apostolato.



PARTE PRIMA

IL DECORSO DEI FATTI

CHE HANNO AVUTO PER PROTAGONISTA PRINCIPALE

IL DIRETTIVO GENERALE



A. IL QUADRO GENERALE

La nostra prima intesa

4. Terminato il XIX Capitolo Generale, nel primo incontro di Direttivo dell'11 giugno 1991, abbiamo nominato come Segretario Generale P. Claudio Siebenaler, come Vice-Segretario P. João Chaves, come Procuratore e Postulatore Generale P. Oliviero G. Girardi. Tutti e tre ricoprivano questi ruoli nell'Amministrazione Generale precedente.

Sbrigati i primi atti di amministrazione ordinaria, abbiamo concordato un'intesa generale su come indirizzare il nostro servizio per il sessennio; e cioè:

1. costruire una comunità di governo nella comunione fraterna e nel lavoro in équipe;

2. dedicare i primi 6 mesi a ristudiare il Capitolo per trarne una politica di animazione, di comunione e di governo;

3. stabilire comunitariamente e con chiarezza le linee di animazione e di governo, così che ognuno di noi le potesse promuovere con autorità nelle Province e Regioni della Congregazione.

Le provocazioni venute dal Capitolo Generale

5. Lo studio del XIX Capitolo Generale ci ha portato a individuare due tipi di sfide, cui far fronte in questi anni: all'interno della Congregazione e nella sua Missione nel mondo.

All'interno della Congregazione, abbiamo raccolto tre grandi richiami, definiti come le sfide del senso, dell'invecchiamento e del governo. Tradotte in domande, ci siamo chiesti:

- Come essere significativi oggi?

- Come capire e gestire positivamente il fenomeno della recessione numerica e dell'invecchiamento dei membri?

- Come garantire l'unità e la corresponsabilità congregazionale in un Istituto decentralizzato e diversificato come il nostro?

Tuttavia le sfide più impellenti provengono dal mondo e sono in stretto rapporto con la Missione della Congregazione. Le abbiamo identificate nel fenomeno invadente del secolarismo e nelle molte situazioni di ingiustizia dilaganti un po' ovunque. Esse interpellano la nostra azione e testimonianza di religiosi dehoniani.

L'idea unificante

6. La risposta a questi diversi interrogativi l'abbiamo centrata nel compito dell'EVANGELIZZAZIONE, intesa come valore unificante, così come proposto in Evangelii. Nuntiandi, nn. 31-32.

Di conseguenza il servizio del Direttivo Generale doveva consistere fondamentalmente nell'aiutare la Congregazione a ritrovare se stessa sulle strade del mondo odierno, impegnata nella missione che è comune al Popolo di Dio, perché il Regno sia una realtà scoperta, accolta e vissuta. Missione da compiere secondo la specificità del nostro carisma.

Principi ispiranti ed operativi

7. Abbiamo quindi fissato l'ispirazione e la nostra linea operativa in tre obiettivi:

- la centralità della Missione SCJ, come elemento ispirante di tutto il nostro essere ed agire;

- "accentuare in modo particolare una politica di stimolo, di incoraggiamento, di attenzione e di risposta alle molteplici sfide della nostra missione oggi" (Lett. Progr. 6). Cioè gestire la realtà congregazionale evangelicamente e con creatività, in una "politica della vita" e di crescita e non di semplice consolidamento;

- coinvolgere i confratelli attraverso una metodologia di comunione. Difatti, avendo la Congregazione, dopo il Concilio, subito un processo di forte decentramento e di autonomia delle Province, il nostro modo di governare deve essere di comunione e di animazione, più che potere di decisione.

Linee e aree di animazione

8. Questa nostra prospettiva l'abbiamo poi ricondotta su 5 linee di animazione, di comunione e governo che, nella nostra lettura, raggruppano le grandi insistenze del XIX Capitolo Generale:

1. Attualizzare l'identità religiosa dehoniana;

2. Rafforzare l'impegno sociale;

3. Incoraggiare lo slancio missionario;

4. Favorire la formazione;

5. Promuovere la "comunione di vocazioni" nel Progetto Dehoniano.

In fondo, sono le 5 grandi coordinate che hanno inquadrato i nostri anni di servizio, il nostro stile di governo, le nostre scelte concrete e i rapporti tra noi e i nostri confratelli.

La nostra organizzazione

9. Ci siamo proposti di essere una "comunità di governo" che lavorasse in équipe, dove tutti prendessero visione della Congregazione nel suo insieme e nell'originalità delle singole realtà. Studiare i problemi ed arrivare a delle decisioni come Consiglio. Mantenere uno speciale rapporto con l'Economo, il Segretario e il Procuratore Generale. Intensificare i rapporti con tutti gli altri membri della Curia: cioè con il Coordinatore dei servizi della Curia, con i Presidenti delle Commissioni Generali, con i membri del Centro Studi e con gli altri collaboratori che hanno compiti in aree specifiche.

Abbiamo scelto di fare parte della Comunità di Roma I, partecipando il più possibile alla sua vita.

10. Il nostro lavoro ci ha portato a dividere il tempo tra la permanenza a Roma e le visite e l'assistenza alle Province, alle Regioni e alle Comunità territoriali. Praticamente, quasi i 2/3 dell'anno l'abbiamo trascorso fuori Roma; il resto del tempo l'abbiamo passato in sede, immersi nel lavoro d'ufficio: raduni, accoglienza di confratelli, lettura della documentazione proveniente dalla base, risposte a lettere o ad altre questioni, partecipazione ad organismi ecclesiali, studio. Forse abbiamo dato poco tempo e spazio allo studio, perché presi dal troppo lavoro di ufficio.

Si è pensato utile che il P. Generale visitasse tutti i confratelli e le comunità della Congregazione. Ai Consiglieri, invece, è stato affidato il compito d'accompagnare più da vicino una determinata area geografica e di presiedere un settore particolare, secondo le 5 linee di animazione sopra elencate.

Si è garantita a Roma almeno la presenza di un Consigliere, per i collegamenti con gli altri Consiglieri nei casi urgenti.

11. Questa impostazione ha avuto alti e bassi, soprattutto perché è prevalso a volte il lavoro sugli aspetti della fraternità.

Siamo stati abbastanza fedeli alla Celebrazione eucaristica settimanale e al raduno con lo Staff, durante la permanenza di tutti a Roma; non abbiamo rispettato, come Direttivo, il proposito di incontri più informali, di momenti di ricreazione e di uscite periodiche tutti insieme. È prevalso il lavoro e l'urgenza delle cose da fare sui momenti di riposo e sul mantenere rapporti meno professionali.

Tuttavia, abbiamo conseguito un buon affiatamento all'interno del Direttivo Generale. L'intesa fra noi, l'accettazione e stima reciproca, la condivisione e collaborazione nel servizio di governo, sono state buone: le riteniamo una vera grazia di Dio.

Inserimento della Curia nella Comunità di Roma I

12. Abbiamo deciso di far parte della Comunità di Roma I, partecipando il più possibile alla sua vita di comunità.

Roma I è un'esperienza unica nella Congregazione; costituisce un piccolo spaccato della Congregazione: per età, culture, sensibilità dei membri, per i pregi personali e comunitari.

Possiamo dire che esiste buono spirito, gioia, accoglienza, maturità, impegno di studio. Vi è una forte sintonia con gli eventi della Congregazione; è un punto di passaggio e d'incontro dei confratelli di tutto il mondo SCJ.

Durante il XIX Capitolo Generale si era parlato della "possibilità di migliorare il clima di vita comunitaria" di Roma I (cf. Doc XV, pag. 137b). In questo senso, la comunità si è dato un suo progetto di vita con momenti di condivisione, di programmazione e di revisioni quasi mensili. Ma come realtà "internazionale", dove convergono molte culture e sensibilità diverse e difficili da conciliare e per l'annuale cambiamento nella sua composizione, Roma I chiederà sempre ai suoi membri flessibilità e capacità di adattamento.

La ristrutturazione della casa, con il relativo dispendio di energie, di preoccupazioni e di altri disagi, ha influito molto sulla vita ordinaria di questi due ultimi anni.

13. Anche se i valori sono superiori ai suoi limiti e difetti, pensiamo che l'inserimento pieno della CU nella Comunità di Roma I debba essere rivisto, perché è condizionante per ambedue le parti.

Si dovrebbe giungere a che CU e Collegio abbiano una loro autonomia, anche se ben comunicanti fra loro, perché diversi sono il loro fine, lo stile, il ritmo e la composizione. Un accordo sui rapporti e sulle mutue esigenze potrebbe garantire la comunione fra due comunità diverse, senza ricorrere alla netta separazione.


B. DESCRIZIONE E VALUTAZIONE DEL NOSTRO SERVIZIO ALLA CONGREGAZIONE

Il Direttivo Generale

14. La nostra équipe di governo ha potuto fare un'esperienza tutta propria perché, tranne P. Adriano Borst, eravamo tutti nuovi nell'ufficio e quindi non condizionati da esperienze anteriori. Ci ha aiutato molto una certa esperienza di governo a livello provinciale o regionale, come anche il proseguire su certe linee, avviate dalle Amministrazioni Generali precedenti, dimostratesi necessarie ed efficaci. Ci siamo ispirati a un certo senso di libertà e di creatività, come di valorizzazione del cammino che la Congregazione stava facendo.

15. L'équipe generale ha dovuto affrontare due cambiamenti interni molto significativi: la morte di P. Silvino Kunz, il 17.01.1995, e la nomina episcopale di P. Antonio de Sousa Braga, il 09.04.1996. Ciò ci ha obbligato a un rimpasto, che ha richiesto, soprattutto dai due nuovi membri - P. Carlos Alberto da Costa Silva e P. Umberto Chiarello -, una disponibilità e capacità di adattamento non indifferenti.

Curia Generale

16. Una prima problematica affrontata è stata la ricomposizione dei membri della Curia e di Roma I, per necessità di sostituzioni; la riorganizzazione della Curia (portata a conoscenza dei Superiori Provinciali e Regionali nel raduno del novembre del 1992), in ordine a nuove esigenze.

Abbiamo prima studiato le necessità concrete, ripensato la riorganizzazione e stabilito alcuni criteri circa i ruoli delle persone coinvolte (cf. Allegato n. 1, per ulteriori notizie).

Segreteria Generale e Coordinamento dei Servizi della Curia

17. Il lavoro del Segretario Generale è cresciuto molto. La mobilità del Direttivo Generale, spesso impegnato fuori Roma, i rapporti con le Province e Regioni e le comunicazioni in genere, diventate più facili e frequenti, esigendo delle risposte più rapide, hanno aumentato la mole del suo lavoro.

Per noi era importante che il Segretario svolgesse il suo compito specifico per il funzionamento del Governo Generale, prestando tutta l'attenzione dovuta alle necessità della Congregazione, garantendo la legalità degli atti secondo le prescrizioni del Diritto universale e proprio, e rendendo esecutive le decisioni del Governo Generale.

La fiducia che p. Claudio Siebenaler gode in Congregazione, il suo rapporto costante con i Governi e Segreterie Provinciali e Regionali, la sua competenza... sono elementi di valore incalcolabile, che non andavano messi in pericolo con un sovraccarico di compiti e di responsabilità.

18. Questa constatazione, unita al bisogno di reimpostare e modernizzare la Curia, ci hanno indotto a creare il così detto ufficio di "Coordinamento dei servizi della Curia".

Tali servizi sono stati raggruppati e definiti di comune intesa tra i PP. Claudio Siebenaler e Bernard Rosinski. Assunti poi come suo compito, P. Rosinski è diventato il primo "Coordinatore dei servizi della Curia", la cui utilità ed efficacia tutti abbiamo potuto apprezzare.

Come figura nuova, c'è bisogno di vagliarne l'impostazione teorica con l'esperienza, vedere i successi e i limiti, per meglio definire le competenze dei due uffici.

In accordo con la Provincia PO, si sta preparando, come eventuale successore dell'attuale Segretario Generale, P. Marek Stoklosa.

Economia e ristrutturazione della Casa Roma I

19. Anche se la responsabilità ultima della gestione economica è del Direttivo Generale, il peso di questo servizio è ricaduto sul P. Emilio Ciarrocchi.

Compete a lui esporre il resoconto economico, in questa prima fase del Capitolo (cf. Regolamento del Capitolo Generale, n. 53a)

20. Al Direttivo Generale spettava stabilire la politica generale della gestione economica; politica che riassumiamo in queste linee:

- Tenere presente che si tratta di beni ecclesiastici, da amministrare da religiosi, in conformità con le nostre norme (NAB), secondo una finalità comunitaria, pastorale e sociale. Abbiamo visitato le Banche, dove è depositato il nostro denaro, per fare presente i criteri di Giustizia e Pace secondo cui vogliamo siano fatti i nostri investimenti.

- Ottenere tutta l'informazione e massima trasparenza in Consiglio e nella Congregazione.

- Risolvere alcune situazioni problematiche, che si protraevano da tempo.

- Mantenere il sistema di collaborazione internazionale e di comunione di beni esistenti in Congregazione.

- Aiutare soprattutto le Missioni e le opere formative.

- Iniziare la ristrutturazione di Roma I, decisa dal XIX Capitolo Generale (cf. Doc. XV, pagg. 38; 134).

- Insistere sull'autosufficienza per la vita ordinaria, come traguardo per tutte le Province, le Regioni e Comunità.

21. Sotto la spinta e la cura dell'Economo Generale abbiamo avviato, con l'aiuto della Provincia IM, una Segreteria dei Benefattori, nella speranza di arrivare in futuro all'autosostentamento del Collegio Internazionale, perché i suoi membri non pesino troppo sulle loro Province e Regioni d'origine con scarse risorse.

22. La ristrutturazione è stata un'impresa ardua, con difficoltà alcune scontate ed altre impreviste, che ha consumato tempo ed energie. L'Economo Generale ne ha portato il peso maggiore ed il logorio nella ricerca di un progetto soddisfacente, nelle pratiche burocratiche, nella ricerca dei fondi necessari e nel seguire i lavori.

La permanenza dei religiosi in casa, durante la ristrutturazione, ha mortificato un po' la vita della Comunità di Roma I, che ha affrontato i disagi con buono spirito.

23. D'accordo con quanto è richiesto dalle NAB 19, l'Economo Generale, a nome del Direttivo Generale, ha effettuato delle visite economiche speciali ad alcune Province e Regioni (GA, PO, LU, CAM, IND, ZA). Nelle altre Province e Regioni, il tema economico è stato toccato nelle visite pastorali e fraterne del P. Generale. A volte ci si è valsi di un questionario appositamente preparato dalla Commissione Economica Generale.

Anche per l'Economo Generale, in ragione del suo ufficio e della mole di lavoro, pensiamo ci sia bisogno di un religioso collaboratore; non è opportuno che porti da solo il peso di tanta responsabilità.

Le Commissioni Generali

24. Il XIX Capitolo Generale dice: "hanno funzioni di studio e animazione a livello generale e di sostegno alle rispettive Commissioni provinciali, le quali potranno trovare un momento forte di collaborazione a livello di zone (o aree simili)" (Doc. XV, pag. 135; cf. pag. 52).

25. Da lunga data c'è la "Commissione Economica" e quella di "Spiritualità e Apostolato". Risale all'Amministrazione precedente quella di "Giustizia e Pace", voluta dal Capitolo Generale del 1985.

Recente è la "Commissione Missionaria" creata da noi, senza per questo voler risuscitare l'antico SAM. Abbiamo inteso accogliere il suggerimento del Capitolo Generale del 1991: "Una persona sia designata a tempo pieno per questa animazione, allo scopo di proseguire la riflessione, tenere contatti con i segretari provinciali delle missioni, favorire lo scambio di informazioni e di esperienze" (Doc XV, pag. 139; cf. pagg. 52-53).

26. I componenti delle Commissioni sono stati scelti in base alla lista di nomi presentati dai Superiori Provinciali e Regionali nell'incontro del 1992. I criteri per la composizione sono stati:

- commissioni di 6 membri, uno per ogni area o regione geografica (ES, EM, AS, AL, AF, AS); tranne la Commissione Economica, che per regolamento (cf. NAB 26a) non può avere più di 5 membri;

- integrare gente nuova con gente sperimentata;

- partecipazione anche di religiosi fratelli;

- rappresentare il massimo numero di Province e Regioni;

- per "Giustizia e Pace" abbiamo lasciato la scelta del rappresentante regionale alle Commissioni già esistenti in quelle aree, partendo dalla lista elaborata dai Superiori Provinciali e Regionali.

I presidenti delle Commissioni hanno avuto il compito di consulenti del Governo Generale su temi specifici e di costituire il Comitato di Redazione delle nostre pubblicazioni.

Il bisogno della consulenza di esperti sollevato durante il XIX Capitolo Generale (cf. Doc. XV, pag. 135) l'abbiamo sentito fortemente anche in questo sessennio.

27. A conclusione del sessennio, per valutare meglio il compito delle Commissioni in vista del loro futuro, siamo ricorsi all'aiuto di un esperto esterno (P. Bill Jenkinson, religioso spiritano). Difatti, un certo disagio reciproco, verificatosi fra Governo Generale e Presidenti delle Commissioni), richiede che si rivedano: il ruolo dei Presidenti; lo spazio loro proprio nei riguardi del Governo Generale e delle Province; i criteri di composizione delle Commissioni, se per "rappresentanza geografica" o per "competenza specifica in materia".

28. Come possibili soluzioni per il futuro, da discernere con accuratezza, si potrebbe prevedere che:

- la "presidenza" delle Commissioni torni al Consiglio Generale;

- trasformare "Giustizia e Pace" in un segretariato, composto da un gruppo di religiosi residenti nelle loro Province, con raduni periodici e autonomia di iniziative;

- ridefinire i rapporti tra Curia generale e Province circa le rispettive Commissioni, in quanto la vita decorre nella base, dove vivono e agiscono i religiosi;

- coordinare i rapporti delle Commissioni Provinciali della stessa zona geografica fra di loro e con il ruolo del Consigliere generale, responsabile di quella zona;

- un servizio effettivo nelle diverse aree geografiche richiede una certa spesa economica, che la Curia Generale non è in grado di sopportare. Ci vuole quindi uno stanziamento di fondi a carico di tutta la Congregazione.

La ricerca del meglio non deve farci dimenticare il servizio positivo svolto dalle Commissioni in questi anni, la generosa dedizione dei loro Presidenti, cui siamo riconoscenti, per le molte iniziative, piccole e grandi, promosse un po' ovunque in tutta la Congregazione.

Centro Studi

29. Il Centro Studi ha avuto tre grandi perdite: i Padri Vassena, Bourgeois e Manzoni; tutti e tre di difficile sostituzione, in quanto non ci si improvvisa ricercatori e studiosi.

30. Gli acquisti sono stati:

- P. Andrea Tessarolo. Nonostante l'età e la salute, ha accettato, dietro nostra insistenza, di presiedere la Commissione "Spiritualità e Apostolato" e di dirigere le pubblicazioni del "Centro Studi", in ciò coadiuvato da un comitato di redazione.

- P. André Perroux, ceduto generosamente dalla sua Provincia nonostante il bisogno. È dedito ad approfondire, esprimere ed attualizzare alcuni contenuti specifici della nostra spiritualità.

- P. Egidio Driedonkx. Per la conoscenza dell'Archivio e il suo interesse per la ricerca, sta riordinando le lettere del P. Fondatore, facilitando così il lavoro altrui e portando alla luce documenti, dati ed argomenti di valore storico;

- P. Alfonso Robl: pur vivendo in Brasile, si è assunto l'impegno di compilare l'indice analitico delle opere sociali del Fondatore.

31. Una politica sana per il bene dell'Istituto deve preparare persone adatte a questo scopo. Non si può aspettare che le forze si esauriscano per vecchiaia o per salute, né che le persone muoiano, prima di provvedere alla loro sostituzione.

La debolezza del nostro sistema di governo centrale non ci dà possibilità di prendere dalle Province persone per prepararsi allo studio delle fonti della Congregazione e del Fondatore. Qui bisogna prevedere una politica congregazionale propria di un "piano globale".

32. C'è bisogno di studiosi della nostra spiritualità in più direzioni:

- continuare la riscoperta e pubblicazione delle fonti;

- recuperare la memoria storica della Congregazione, delle sue persone e opere;

- attualizzare la spiritualità e la comprensione del carisma. Abbiamo bisogno di un nuovo linguaggio, di nuovi segni e nuovi contenuti, fondati su una teologia e pastorale aggiornate e inculturate.

Crediamo che la riscoperta e pubblicazione delle fonti, almeno per ora, deve avvenire a Roma, per il materiale originale a disposizione; per questo sollecitiamo le Province a liberare dei religiosi disponibili e competenti.

Le altre due direzioni di studio possono compiersi nelle Province e Regioni, sempre che ci siano persone competenti con disponibilità di tempo e mezzi adeguati.

L'Archivio Generale

33. L'impostazione dell'Archivio Generale è stato un tema su cui abbiamo riflettuto a più riprese, senza però giungere a soluzione. In pratica ci si è limitati alla conservazione dei documenti, secondo l'ordine ereditato dai precedenti incaricati. I lavori di ristrutturazione della casa hanno creato una situazione di emergenza, impedendo un nuovo riordino dell'Archivio.

34. È questo un impegno per la prossima Amministrazione; esso comporta:

- trasferire su microfilm, o su altro sistema, l'Archivio del Fondatore per essere utilizzato ovunque, salvaguardando gli originali.

- computerizzare l'Opera Omnia di P. Dehon;

- continuare la pubblicazione dell'Opera Omnia, con un minimo di apparato critico;

- raccogliere sistematicamente, per l'Archivio della Congregazione, i dati personali, comunitari, istituzionali, necessari per la nostra storia e per un miglior servizio alla Curia e alla Congregazione (ad es. dati statistici per le vocazioni, la formazione, ecc...).

35. Un tale lavoro è importante e costoso. Potrebbe essere un impegno economico della Congregazione nel prossimo sessennio. Sarebbe utile sapere fino a che punto siete d'accordo e in che misura siete disposti a collaborare economicamente.

Anche per la nuova impostazione e per l'utilizzo dell'Archivio da parte degli studiosi, sentiamo il bisogno di persone altamente qualificate (religiosi e/o laici). In questi anni ha lavorato con molto impegno P. Otto Seidel, che noi ringraziamo fraternamente; egli chiede di venire sostituito.

La Postulazione Generale

36. Con il Decreto di dichiarazione della "santità di vita ed eroicità delle virtù di P. Dehon", si è raggiunto un felice traguardo, grazie al lavoro indefesso di P. Oliviero Girardi e grazie alla sua indiscutibile competenza e saggezza.

Sono state inoltrate anche le "Positio" riguardanti i servi di Dio P. André Prévot e P. Juan Mariano García Méndez, su cui P. Girardi darà un'accurata informazione.

Sta ora a tutta la Congregazione impegnarsi perché il nostro venerabile Fondatore sia più conosciuto, stimoli la santità dei suoi figli e di tutto il Popolo di Dio; diventi un intercessore del Popolo credente, perché possa un giorno non lontano, Dio volendo, essere beatificato dalla Chiesa.

In ragione dell'età e della sua salute, pensiamo che p. Girardi abbia bisogno urgente di un sostituto, o almeno di qualcuno che possa affiancarsi al suo lavoro di Procuratore e Postulatore Generale.

37. In questo ambito, anche se non del tutto attinente, ricordiamo la decisione del Direttivo Generale, a fine gennaio 1997, di acquistare la casa natale di P. Dehon, per il significato che ha per l'intera Famiglia Dehoniana, in ciò sollecitati anche da molti confratelli. Nella lettera del 17.02.1997 scrivevamo che avremmo voluto dilazionare questa decisione a dopo il Capitolo Generale; ma la scadenza dei tempi legali non ha consentito al Sig. Robert Malezieux-Dehon di prorogare il fitto, dovendo mettere quindi in vendita la casa entro il mese di marzo 1997.

Non avendo il denaro disponibile e pensando di coinvolgere tutta la Congregazione, abbiamo chiesto provvisoriamente l'anticipo della somma alla Provincia Francese.

Celebrandosi ora il Capitolo, pensiamo che i Padri Capitolari, all'interno del "Piano Globale", diano indicazioni sulla finalità e l'opera che converrà aprire a La Capelle.

Presenza in India e progetto fallito in Lituania

38. Questi due progetti di fondazione SCJ, considerati piccoli in partenza per l'impiego di poco personale, sono stati avviati direttamente dal Governo Generale, dopo ottenuta l'adesione dei Superiori Provinciali e Regionali nell'incontro del 1992.

Con il primo progetto si intendeva rafforzare la presenza in Asia; con il secondo, ampliare la nostra presenza nel Baltico e nella speranza di creare una fonte di sostegno per la Finlandia.

Su questi due progetti abbiamo già dato una serie di informazioni scritte e orali; quelle orali soprattutto nelle nostre visite alle Province e Regioni.

39. Il progetto India procede molto bene, in stretta comunione con la Chiesa locale e in obbedienza alle linee pastorali del Vescovo diocesano. Anzi, è stato il Vescovo stesso a programmare il nostro cammino di pastorale vocazionale; essa ha avuto uno sviluppo insospettato. L'appoggio in personale e in aiuto economico, da parte di varie Province, ha permesso di rispondere alle esigenze di questo progetto. La forma alquanto atipica di portare avanti la nostra presenza in India è comune agli altri Istituti Religiosi.

L'informazione sul progetto India: avvio della nostra presenza, situazione attuale, verrà data dal Confratello invitato dall'India e dal P. A. Ryder, coordinatore del progetto.

40. Il progetto lituano, molto interessante come possibile opera specifica della Congregazione, era stato programmato molto più a lungo, in dialogo con l'Arcivescovo di Vilnius e con i PP. José A. Minder e Valerio Pilati. Rispondeva a una necessità urgente della Chiesa locale e a una sollecitazione lanciata dalla Santa Sede (cf. Direttive della Congregazione per l'Educazione Cattolica del 04.11.93 al n. 7).

Purtroppo sono venuti meno la comunità e il successivo appoggio del Vescovo; questa è la ragione del nostro ritiro. Al riguardo, abbiamo già dato un'informazione dettagliata nella lettera del 31.12.1996; rimaniamo ora disponibili a rispondere a tutti i chiarimenti, che credete opportuno. Ci dispiace molto questa interruzione; poteva essere un progetto di grande futuro per la Congregazione.

Le visite generali e dei Consiglieri

41. Abbiamo curato in molto particolare le visite pastorali, richiedendone ai religiosi la preparazione attraverso la preghiera, lo studio della realtà e l'elaborazione del progetto comunitario. Da parte nostra, grazie a un dossier preparato in antecedenza, abbiamo approfondito la storia e la situazione del paese, della Chiesa, della Provincia o Regione, che dovevamo visitare. In seno al Consiglio, abbiamo evitato di commentare notizie riguardanti situazioni individuali, che potessero pregiudicare le nostre visite o renderle meno fraterne e pastorali, dato il carattere che intendevamo darle.

Secondo i suggerimenti ricevuti nel raduno dei Superiori Provinciali e Regionali, del novembre 1992, abbiamo svolta la visita con incontri personali e comunitari, di gruppi e di settori, con il Direttivo della Provincia o Regione e, a volte, con tutti i religiosi radunati in Assemblea, Capitolo o per altre ricorrenze. L'incontro individuale con quasi tutti i religiosi - ne sono rimasti fuori più o meno 150 -, anche se esigente, è stato molto ricco. Il dialogo si è svolto, a grandi linee, secondo una griglia di domande e di temi rivolti a tutti i confratelli.

Abbiamo impostato queste visite alla luce della nostra "partecipazione nella Missione della Chiesa", secondo i numeri 26-34 delle nostre Costituzioni.

Le visite si sono chiuse con un dialogo molto utile con l'Amministrazione Provinciale o Regionale.

Tornati in sede, abbiamo infine espresso le nostre valutazioni in una lettera fraterna alla Provincia o Regione visitata. Lettera maturata nella riflessione, preghiera e nello scambio di idee tra il P. Generale e il Consigliere di quell'area; lettera curata con attenzione, considerandola un'azione speciale di governo.

42. In genere nelle visite abbiamo riscontrato ottima accoglienza e molta collaborazione. Pensiamo anche che i nostri suggerimenti conclusivi siano stati accolti con serietà; tuttavia è difficile valutare se essi hanno poi messo in moto i cambiamenti indicati e sperati.

Nella programmazione delle visite, abbiamo dato priorità al continente africano. Perciò le prime visite generali sono state fatte nello Zaire, in Madagascar e al Camerun. Volevamo essere molto vicini ai paesi d'Africa, martoriati da tanti problemi sociali, economici e politici..., ma che stanno assumendo la responsabilità del loro futuro; dal nostro punto di vista, è importante che crescano in organizzazione, autonomia, identità culturale e protagonismo congregazionale.

Va ricordata anche la presenza dei Consiglieri nelle aree geografiche loro affidate, con ripetute visite, soprattutto in occasione della nomina o elezione dei Direttivi provinciali, con la partecipazione ai Capitoli, a incontri speciali e di settori; con la comunicazione attraverso lettere, telefono ed altri mezzi, ecc. A questo livello si è percepito un flusso costante.

Incontri internazionali

43. Nella programmazione della nostra attività ed animazione avevamo previsto vari incontri internazionali. Sono stati tutti realizzati, tranne l'Incontro della Famiglia Dehoniana, slittato a dopo il Capitolo Generale, per l'impossibilità logistica di realizzarlo qui a Roma, causa la ristrutturazione della casa, e per l'esigenza di maturare meglio questa tematica (cf. Lettera del 28.05.1995).

In ordine di importanza, perché richiesta dalle Costituzioni (n. 136), si è celebrata la Vª Conferenza Generale, ad Hales Corners, dal 10 al 20 maggio 1994, sul tema: "I Fratelli nella Comunità dehoniana: comune vocazione per una missione comune". È stata una ricca esperienza di fraternità dehoniana, di presa di coscienza e di stima della figura del "Religioso Fratello"! Speriamo anche che segni un risveglio di questa vocazione nella nostra Congregazione.

Ci sono stati anche due Incontri di Superiori Provinciali e Regionali, nei quali si è avuto un fruttuoso scambio di esperienze, di ricerca di mete e di orientamenti comuni nell'esercizio di questo ministero.

Nella stessa linea si sono susseguiti gli Incontri di categoria; e cioè di Formatori, di Promotori Vocazionali, di Confratelli addetti alla riflessione e all'insegnamento della teologia, bibbia, spiritualità e pastorale; di Incaricati dell'animazione missionaria, degli Economi Provinciali e Regionali. La Formazione Permanente ha avuto quattro incontri internazionali: uno in ogni continente e in quattro lingue diverse: in Brasile del Sud, in Indonesia, in Madagascar e a Roma. Quest'ultimo corso di 4 mesi; mentre gli altri tre corsi di un mese ognuno.

44. In tutti questi incontri, oltre al valore del tema approfondito o studiato, anche se non con la stessa portata per tutti, assume speciale importanza l'evento dello scambio internazionale. Esso costituisce un soffio di aria nuova nello spirito di chi vi partecipa, perché allarga l'orizzonte, offre spunti di rinnovamento ed una maggiore coscienza di congregazione.

A volte abbiamo sentito critiche per le spese che questi incontri comportano; ma l'economia non può essere l'unico criterio per discernere della validità od opportunità, per farli o tralasciarli.

Altre iniziative internazionali sono state realizzate direttamente da singole Province o da gruppi di province; per esempio: l'incontro sulla Dottrina Sociale della Chiesa a Taubaté (gennaio 1997), sessioni di Formazione Permanente a Clairefontaine, sessioni di studio a Bruxelles e a Hales Corners, usufruite da persone singole o da gruppi ristretti.

Lettere e contatti

45. Le lettere circolari alla Congregazione, le abbiamo concepite come uno strumento importante, distinguendole secondo uno scopo ben determinato; e cioè:

- Lettere-messaggio in tre momenti dell'anno: Natale, Giornata del 14 marzo, Festa del S. Cuore.

- Lettere-informative: dopo ogni visita generale alle Province, Regioni e Comunità territoriali, e per situazioni particolari.

- Lettere di riflessione e di orientamento. Sono state 5 e hanno toccato questi temi: i 150 anni della nascita di P. Dehon; la Conferenza Generale sui Fratelli; le Vocazioni e la Pastorale Vocazionale; la Formazione; l'Impegno Sociale.

Abbiamo mantenuto un rapporto epistolare anche ad altri livelli:

- di Provincia, Regione e Comunità territoriali: dopo le visite fraterne ed in occasione di eventi speciali (giubilei o altre celebrazioni);

- di Gruppi o di Settori specifici; per esempio in occasione di certi raduni regionali, di formatori, di laici dehoniani, ecc...;

- di Comunità locali: soprattutto dopo le visite fraterne alla loro Provincia o Regione;

- di persone individuali: in occasione di avvenimenti speciali, e sempre in risposta a quanti si indirizzano personalmente al Governo Generale; a ogni religioso, in occasione del proprio giubileo.

Anche se la corrispondenza personale diventa sovente un impegno assorbente, ci è sembrato importante coltivarla, perché la riteniamo significativa e un importante strumento di comunione e di amicizia, che pone in rilievo i valori della cordialità SCJ e sviluppa il senso del "NOI CONGREGAZIONE".

Azioni di Governo

46. Dato il carattere molto decentrato e autonomo delle nostre Province e Regioni, gran parte del nostro ministero avviene in seconda istanza: spesso per dare dei permessi, confermare delle decisioni, avviare domande alla Santa Sede, ecc....

Per il Direttivo Generale, i momenti forti di servizio e di governo avvengono con:

- le visite, attuate in modo da rendere il massimo;

- la nomina o conferma delle elezioni delle nuove Amministrazioni Provinciali;

- in situazioni in cui le Province ci hanno coinvolto in determinate tappe di discernimento, che non hanno potuto o voluto sbrigare da sole.

In questi casi abbiamo dato il nostro contributo rispettoso, ma chiaro. Di solito abbiamo agito in forma scritta, ed in qualche caso anche con insistenza.

In alcune occasioni, crediamo che avremmo dovuto insistere di più, non tanto per imporre una nostra veduta, ma per sollecitare un più ampio discernimento.

C. MOZIONI E RACCOMANDAZIONI DEL XIX CAPITOLO GENERALE

47. Il XIX Capitolo Generale ha espresso le sue decisioni ed orientamenti con 6 mozioni ed alcune raccomandazioni, affidandone la realizzazione al Direttivo Generale.

Le passiamo in rassegna, verificando come e in quale misura sono state attuate.

Mozioni del Capitolo Generale

Capitolo Assembleare

48. La mozione 1ª chiedeva di "studiare di nuovo il problema dell'organizzazione dei Capitoli Provinciali sulla base della Costituzione 124, chiedendo un'eventuale deroga all'autorità competente, tenendo conto delle situazioni delle singole Province" (Doc. XV, pag. 145).

Insieme ad altre questioni giuridiche, come a suo tempo spiegherà P. Claudio Siebenaler, si è fatta studiare questa mozione a degli esperti, esterni ed interni alla Congregazione. Udito il parere dei Superiori Provinciali e Regionali, nell'incontro di Foligno nel settembre 1995, il Direttivo Generale ha fatto richiesta alla Santa Sede di un permesso generale per concedere, alle Province che lo sollecitassero, l'autorizzazione a celebrare un Capitolo Assembleare. Tale permesso è stato concesso per le Province piccole che ne avessero fatto richiesta, ad alcune condizioni, stabilite dal Governo Generale nella seduta del 06.04.96:

- i membri di voti temporanei hanno soltanto voce attiva;

- tutti hanno l'obbligo di partecipare dall'inizio alla fine del Capitolo, salvo impedimento legittimo; spetta al Superiore Provinciale valutare i motivi per essere dispensato dall'assistere;

- per essere valido, il Capitolo deve contare sulla presenza di un numero determinato dei membri della Provincia: i 2/3" (cf. Seduta 214, pagg. 589-590).

Hanno usufruito di detto permesso le Province BH, BS, CA e CG. La decisione definitiva spetta ora all'attuale Capitolo.

Centro Studi di diffusione della Dottrina Sociale della Chiesa

49. Con la mozione 2ª: "il XIX Capitolo Generale... incarica il Superiore Generale e il suo Consiglio di studiare la possibilità e fare i passi necessari per aprire un Centro di Studi per la diffusione della Dottrina Sociale della Chiesa come opera della Congregazione" (Doc. XV, pag. 45).

È stato un compito su cui abbiamo speso molto tempo, coinvolgendo i Superiori Provinciali e Regionali nel raduno del 1992, la Commissione di "Giustizia e Pace", alcune Province, Regioni e confratelli in particolare. In conclusione siamo giunti a:

- escludere l'idea di creare un Centro Universitario qui a Roma, come altre Congregazioni hanno per altri settori di teologia, spiritualità o pastorale;

- pensare a un servizio periodico ed itinerante, cioè non legato a tempi e a un luogo fisso o unico. Lo si vede più nella linea delle Conferenze Sociali di P. Dehon che sul piano di corsi universitari;

- si preferisce non a Roma né nei grandi centri tradizionali di studio ma in periferia, nel Terzo mondo o all'Est d'Europa;

- ripensare questo tema nell'ambito del "Progetto Globale", tenendo conto che se vuol essere un'«opera della Congregazione», questa deve coinvolgersi nella scelta, nella preparazione del personale e nel budget economico che un Centro richiede.

In questa prospettiva la Provincia PO, a più riprese, ha presentato dei possibili progetti; la Provincia BM ha già avviato un'iniziativa che può essere la risposta adeguata.

Religiosi Fratelli

50. Nella mozione 3ª: "Il XIX Capitolo Generale demanda al Consiglio Generale il compito di approfondire l'identità e ruolo dei Fratelli nelle forme che riterrà opportune... In ogni caso si desidera che l'argomento venga affrontato nel contesto più ampio della vita religiosa in quanto tale" (Doc. XV, pagg. 45; 146).

D'accordo con i Superiori Provinciali e Regionali (1992), abbiamo deciso di trattare questo tema nella Conferenza Generale del 1994, come già ricordato (n. 43). Essa è stata preceduta da un buon coinvolgimento della base, interessando direttamente anche gli stessi fratelli (cf. Dehoniana, nn. 83, 84). Le tematiche trattate sono state poi pubblicate in Documenta XVI, Dehoniana 85, e nella lettera del Direttivo Generale del 08.12.94 (Prot. 270/94). Questo nostro lavoro è stato apprezzato anche da altre Congregazioni.

51. È ancora irrisolto il problema del riconoscimento della parità giuridica tra religiosi presbiteri e religiosi fratelli, circa l'accesso alle cariche di governo (cf. Vita Consecrata, 60-61). Su questo punto il P. Generale, insieme ad altre Congregazioni che si trovano nella stessa situazione, segue costantemente l'evolversi del problema. Inoltre, a livello personale ha avuto contatti diretti con i responsabili della CIVCSVA (Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica). Per agire a questi livelli con una base storica e teologica forte, come Consiglio Generale abbiamo affidato il tema, in forma particolare, a P. Umberto Chiarello.

52. Ci chiediamo però cosa possa significare, nella vita della Congregazione, assumere la qualifica di "istituto misto", secondo la possibilità offerta ora da Vita Consecrata al n. 61, rinunciando i nostri Superiori Maggiori alla qualifica di "ordinari", concesso dal Diritto (CIC 134, §1; 596, §2). Ci fa andare cauti l'atteggiamento dei Francescani e di altri Ordini religiosi, che non riescono ad ottenere la parità giuridica fra i membri, senza perdere la qualifica di "ordinario" per i Superiori Maggiori. Si impone una riflessione sui valori posti in gioco. Una Commissione vaticana è allo studio del problema; essa indicherà le condizioni per avanzare richieste in tal senso.

Progetto Apostolico Provinciale

53. Con la mozione 4ª: "Il XIX Capitolo Generale sollecita il Consiglio Generale a esigere da ciascuna Provincia l'elaborazione, sperimentazione e verifica di un progetto apostolico inteso come coerente espressione della comune identità dehoniana. Tale impegno dovrà essere inserito nel particolare contesto, preoccupandosi di trovare un giusto equilibrio tra ispirazione e azione (pastorale, culturale, sociale...) nelle situazioni concrete" (Doc. XV, pag. 146).

È stato un impegno costante nelle nostre visite e lettere dirette alle Province e Regioni. Il progetto apostolico pensato, attuato e rivisto periodicamente, definisce il volto caratteristico di una Provincia o Regione; le aiuta ad esprimere, in scelte vitali, quanto è specifico del nostro carisma e della nostra spiritualità.

Diverse Province e Regioni hanno fatto dei passi notevoli in questo senso, aiutate da una metodologia appropriata. Altre trovano ancora difficoltà a esprimere le proprie scelte in forma più organica e gerarchizzata; le ragioni sono molte.

54. Per il Governo Generale, l'elaborazione del Progetto Apostolico ha costituito una condizione previa da realizzare, al momento della creazione di nuove giurisdizioni SCJ (Province o Regioni). La nostra insistenza è giunta anche a sollecitare il progetto scritto da ogni comunità locale, già avvenuto in alcune Province e Regioni. Spesso abbiamo sottolineato anche l'importanza del progetto personale, soprattutto per i giovani religiosi. Questa diversificazione di progetti (provinciale o regionale, locale e personale), in sintonia tra loro, è prevista dalle Costituzioni (cf. nn. 70-74; 34) e dal Direttorio Generale (cf. nn. 59; 34).

Famiglia Dehoniana

55. La mozione 5ª riguarda la Famiglia Dehoniana: "Il XIX Capitolo Generale incoraggia la partecipazione dei laici alla spiritualità e alla missione dehoniana e la promozione della comunione di vocazioni nella Famiglia Dehoniana. Chiede, perciò, al Superiore Generale e suo Consiglio che favorisca le esperienze delle Province in questo campo e dia loro delle linee orientative, prendendo le iniziative che riterrà utili per un opportuno coordinamento" (Doc. XV, pag. 146).

Da parte nostra vi è stato un costante incoraggiamento per questo evento dello Spirito, che porta il Carisma e la Spiritualità dehoniana al di là dei confini della Congregazione. C'è stata l'attenzione a stare vicino ai gruppi (persone consacrate e laici), che fanno riferimento a P. Dehon e alla sua spiritualità, con rapporti epistolari e incontri personali.

P. Perroux, come coordinatore della Famiglia Dehoniana, ha partecipato a incontri in Italia e in America Latina; ha portato avanti studi e riflessioni a carattere formativo per loro. Noi abbiamo indirizzato varie lettere a tutta la Famiglia Dehoniana su quegli aspetti della missione che abbiamo in comune.

56. Come già detto (n. 43), purtroppo non è stato possibile realizzare l'Incontro Internazionale, previsto in questo sessennio, per i motivi esposti nella lettera del 28.05.95.

Abbiamo cercato di rispettare l'autonomia di ogni componente della Famiglia Dehoniana, di evitare interferenze che potessero diminuire o adombrare la loro specificità, soprattutto quella dei laici nella Chiesa, spesso sopraffatta in passato dal clericalismo.

Pur operando un costante discernimento sugli elementi che ci accomunano, non abbiamo ancora fissato i criteri di appartenenza alla Famiglia Dehoniana; ancora è da precisare il coordinamento fra le varie componenti. Crediamo che questo passo dovrà essere il risultato di un discernimento comune fra gli SCJ, i Consacrati e i Laici.

Il tema della Famiglia Dehoniana sarà ripreso dal rapporto del Coordinatore Generale, P. André Perroux.

Politica della Cultura

57. La mozione 6ª "incoraggia il Consiglio Generale a:

- programmare una politica della cultura;

- sensibilizzare ai problemi della cultura contemporanea;

- far si che la formazione resti aperta alle scienze umane e sociali;

- sostenere e qualificare centri di riflessione, studio, comunicazione sociale;

- invitare le Province a preparare persone con competenze specifiche" (Doc. XV, pagg. 146-147).

Nell'esercizio concreto dell'autorità, più di animazione che di decisione, del Direttivo Generale, è stata nostra preoccupazione incoraggiare le Province e Regioni, comunità e persone, su questa linea. Siamo coscienti dell'importanza di un livello culturale alto in Congregazione, se vogliamo servire il Vangelo "oggi" ed essere testimonianza e parola significative per il mondo contemporaneo. Abbiamo insistito molto sullo studio personale e di specializzazione; sulla necessità di esprimersi come Province e Regioni in opere e servizi specifici, evitando la genericità ed il pragmatismo pastorale.

È una sfida che dovrebbe essere ripresa nel quadro del "Progetto Globale". Ad una decisa ed equilibrata politica in questo campo, è legata buona parte del nostro futuro e della nostra efficacia apostolica.

Suggerimenti o raccomandazioni provenienti dal XIX Capitolo Generale

58. Oltre alle mozioni, che hanno un carattere più determinante, il XIX Capitolo Generale ha fatto una serie di raccomandazioni o suggerimenti circa altri temi. Senza entrare nel dettaglio, ne prendiamo alcuni di rilievo particolare.

Pastorale Vocazionale (cf. Doc. XV, pagg. 44-45; 132-133)

59. Abbiamo sostenuto e incoraggiato la Pastorale Vocazionale in tutte le Province e Regioni, spronando a trovare il futuro vocazionale nella propria realtà locale; a considerarla come un compito che riguarda tutti i confratelli, anche se in forme e con impegno diverso. Abbiamo insistito sulla pastorale giovanile, in quei paesi ove si presta di più; sulla collaborazione tra le Province e Regioni della stessa area geografica.

60. Seguendo l'indicazione del Capitolo Generale si è stabilito di celebrare il 14 marzo di ogni anno, come momento forte di preghiera e di proposta della Vocazione Dehoniana. La celebrazione di questa giornata è stata accompagnata spesso da un messaggio vocazionale.

Si è svolto un Incontro Internazionale di Animatori Vocazionali SCJ; abbiamo avviato la preparazione di un altro incontro più impegnativo, da farsi in futuro, con l'appoggio speciale della Provincia BM, possibilmente nel 1999.

61. Nella Congregazione è cresciuta la sensibilità e l'impegno in questo settore. Manca però, in molte parti della Congregazione, un'adeguata pastorale giovanile; si stenta a considerare la pastorale vocazionale come una priorità concreta, cui destinare persone e mezzi necessari. Predomina in pratica la coscienza di delega e la tendenza a credere che le vocazioni maturino da sole, senza una conveniente mediazione umana ed ecclesiale. Si richiedono perciò scelte di governo, che non sacrifichino questa priorità ad altre necessità o ad emergenze anche reali.

Ratio Formationis Generalis (cf. Doc. XV, pag. 44)

62. In conformità agli orientamenti del Capitolo, la RF è stata rivista da una Commissione "ad hoc", formata dai PP. Albert Vander Elst (FL), Sérgio Valle (BM) e Lorenzo Brena (IS), sotto la presidenza di P. Silvino Kunz. Il loro lavoro, acquisito dal Direttivo Generale, è poi continuato. Si è tenuto conto di tutti i suggerimenti: in genere più di forma che di contenuto, come dei documenti ecclesiali al riguardo. Si è cercato di integrare il rapporto fra spiritualità SCJ e impegno per la Giustizia sociale, in accordo con la IVª Conferenza Generale (Brusque).

Formazione Permanente (cf. Doc. XV, pagg. 52; 138)

63. Abbiamo fatta nostra la convinzione del Capitolo Generale, peraltro accresciuta in Congregazione, che la Formazione Permanente è una necessità per tutti e per tutte le età.

La proposta, emersa nel raduno dei Superiori del 1992, di stabilire, ogni 10 o 15 anni dopo la professione perpetua, un anno sabbatico o un tempo prolungato di aggiornamento non si è riusciti a concretizzarla. Ma vediamo che alcune Province camminano decisamente in questa direzione e hanno studiato delle modalità proprie.

Nelle Province e Regioni missionarie, abbiamo insistito che si dotino di una biblioteca comunitaria e centrale, aggiornata e di facile consultazione, per favorire un processo continuo di formazione personale.

A Roma I si è continuato a ricevere dei confratelli per un tempo di Formazione Permanente; si è organizzato un corso speciale di 4 mesi, da ripetere ogni anno: l'iniziativa è stata interrotta per i lavori di ristrutturazione della casa. Nella casa ora ristrutturata, c'è già un'ala con ambienti propri per questo utilizzo, venendo incontro a quanto domandò il Capitolo Generale (cf. Doc. XV, pag. 138).

Collaborazione Internazionale (cf. Doc. XV, pagg. 52; 137)

64. È stata una conquista dell'Amministrazione Generale precedente; noi abbiamo cercato di mantenerla e promuoverla; pensiamo che essa potrà crescere con il Progetto Globale. Tutto ciò è merito della generosità delle Province e Regioni, disponibili a mettere in comune i loro doni, le persone e i beni.

Cogliendo la nuova prospettiva del XIX Capitolo Generale, che ha parlato di "regionalizzazione", abbiamo appoggiato i contatti e la collaborazione tra Province e Regioni della stessa area geografica; ciò in vista di una reale inculturazione del nostro carisma; per favorire nuovi rapporti e ristrutturazioni giuridiche fra le Province della stessa zona geografica, là dove necessario (cf. Lettera Programmatica, 51).

Progetto di Congregazione (cf. Doc., pagg. 52; 53; 137; 138-139)

65. A più riprese il XIX Capitolo Generale ha insinuato e prospettato la necessità di giungere a un "Progetto di Congregazione". Esso dovrebbe riguardare "lo scambio di beni, di informazioni, di personale della formazione, delle missioni e dei servizi per la Congregazione" (pag. 52); "forme di collaborazione interprovinciale e internazionale; scambio di formatori e di persone già formate; a livello di zone: collaborazione soprattutto in campo formativo (iniziale e permanente), incontri di Commissioni, ecc..." (pag. 137). Nel campo missionario si "tenga conto dell'ecclesiologia del Vaticano II e delle nuove sfide (Nord-Sud, apertura all'Est, nuova Evangelizzazione, ecc...)... Qui si colloca l'esigenza di precisare meglio un progetto missionario SCJ..." (pagg. 138-139).

Per rispondere a questa richiesta, con l'approvazione dei Superiori Provinciali e Regionali ad Hales Corners, abbiamo messo in moto la discussione ed elaborazione del "Progetto Globale della Congregazione al servizio della missione", tema specifico di questo XX Capitolo Generale.

Lingua comune (cf. Doc. XV, pagg. 52; 137-138)

66. Dopo lunga riflessione e scambio di idee, protrattisi per vari anni in raduni di Superiori, nella Conferenza Generale di Brusque e nel precedente Capitolo Generale, il Direttivo Generale ha deciso di scegliere l'inglese come lingua comune per tutta la Congregazione (cf. Lettera Programmatica, 58). Il criterio risolutivo è che si tratta di una lingua che si sta imponendo internazionalmente; noi la vogliamo come strumento di comunicazione e di scambio, e quindi anche di comunione.

Apprezziamo perciò e riconosciamo il servizio offerto a tutta la Congregazione dalla Provincia US con i corsi di ESL (English Second Language), ad Hales Corners; e dalla Provincia BH, a Dublino. Molti confratelli, soprattutto i nuovi missionari, giovani formandi e padri che si specializzano a Roma, hanno usufruito già di questi servizi.

Tutti gli SCJ dovrebbero riuscire a parlare una seconda lingua, come mezzo di comunicazione fra culture diverse, per aprirsi a nuovi orizzonti e stimolarsi all'universalità.