PARTE TERZA
SFIDE E PROSPETTIVE
104. Senza pretendere di aver esaurito l'analisi
della realtà della Congregazione, molto ricca e complessa, abbiamo
toccato solo dei punti, da cui cogliere ora alcune sfide per prospettare
il nostro prossimo avvenire.
Pensando alla missione della Congregazione, due sono le domande che fanno da parametro alle sfide interne o esterne alla Congregazione. E cioè:
- Come essere più significativi?
- Come evangelizzare efficacemente il mondo oggi?
105. Il discorso del "significato" o
del "senso", è un interrogativo sulla nostra qualità
di vita, da porsi in una chiara prospettiva di fede, perché
essa faccia percepire e comprendere il messaggio e i valori evangelici,
che cerchiamo di incarnare. Si dice che la vita religiosa è "Memoria
del Vangelo". Lo è attraverso uno stile di vita, una forma
di presenza, una modalità di servizio, una maniera specifica di
camminare con la Chiesa e di inserirsi nel mondo, una scelta di opere e
attività specifiche..., che rendano visibile la nostra pratica del
Vangelo secondo il carisma dehoniano.
106. L'evangelizzazione è la ragione
di essere della Chiesa; lo è quindi anche della Congregazione.
Noi non siamo per noi stessi ma, nel cuore e nella missione della Chiesa,
siamo Congregazione per il mondo, per il Regno, per Cristo. L'evangelizzazione
è una "attività primaria della Chiesa, essenziale e
mai conclusa" (RM 31). Si impone in tutte le realtà del mondo;
è una sfida al Nord e al Sud, all'Est e all'Occidente. Nella stessa
realtà del secolarismo, come in molte altre situazioni storiche,
sociali e culturali..., dobbiamo sentire l'appello di Gesù che ci
invia (cf. Mt 28,19-20) a promuovere il Regno di Dio e la sua giustizia
(cf. Mt 6,33).
107. In rapporto a questi due grandi parametri,
complementari e interagenti, presentiamo alcune sfide e prospettive importanti
attualmente nella Congregazione, in questo momento particolarmente favorevole
e di grazia.
1. Rivitalizzare la nostra vita religiosa dehoniana. Il rinnovamento chiesto dal Concilio non è finito. C'è molto da fare e da migliorare in mezzo a noi. Come fare perché la nostra vita esprima più radicalmente la sequela Christi nella preghiera, nei voti, nella fraternità, nel servizio apostolico, nella comunione ecclesiale e nell'inserimento nel mondo?
Come stare nel mondo in un atteggiamento positivo, irriducibilmente ottimisti come il nostro Fondatore, ma senza essere del mondo?
Come essere più creativi e più attenti
al contesto sociale, culturale e storico odierno, mantenendo unità
di vita e testimoniando i valori perenni e profetici del Vangelo?
2. Riesprimere i contenuti della nostra spiritualità in un linguaggio attuale e comprensibile, in segni visibili, in un itinerario organico.
Abbiamo bisogno di maestri e direttori di spirito, saggi e testimoni, che conducano a termine un lavoro urgente. È un lavoro che non tutti possono fare, né una persona da sola, ma certo i nostri studiosi, i formatori e qualche altro confratello. Può essere un lavoro d'insieme, come è avvenuto con le Costituzioni, che rimangono la base ispirante.
La nostra Congregazione ha carisma e ha futuro, poiché legata a una "prospettiva spirituale" che ci introduce nel cuore del mistero di Cristo. Ma questa "VISIONE" arriva ad essere spiritualità, quando viene tradotta in contemplazione, in preghiera, in atteggiamenti nuovi di vita, in opere apostoliche coerenti ed in un linguaggio comprensibile.
3. Continuare a reinvestire nella formazione. La fedeltà alla Chiesa, l'impegno per il Regno ed il bene delle persone ci devono indurre a dare priorità alla formazione iniziale e permanente.
La qualità della formazione deve essere preferita al preteso diritto di avere i centri di formazione nella propria provincia. Dove vi sono pochi candidati è imprescindibile la collaborazione interprovinciale e regionale, discernendo e fissando - in un dialogo franco - il posto, la struttura, la linea formativa e la composizione della comunità formatrice.
Prendiamo coscienza inoltre che è impossibile
accogliere, accompagnare e formare bene i nostri candidati, quando non
si garantiscono formatori impegnati e quando non si scommette su una formazione
continua.
4. Qualificare le nostre scelte apostoliche.
Pur non essendo stati fondati in vista di un'opera o di un'attività
determinata (cf. Cost. 30), è pericoloso rimanere nella genericità.
Abbiamo ereditato da P. Dehon alcuni orientamenti caratteristici (cf. Cost.
31). La nostra profezia nella Chiesa trova corpo ed espressione in scelte
apostoliche specifiche; esse rendono visibile, attuale e credibile il carisma
e ci danno identità, ci delineano il volto.
La mancanza di qualificazione lascia addormentati
molti talenti, che potrebbero mettersi al servizio dell'Evangelizzazione.
Inoltre in un mondo che si evolve in modo così rapido, molte persone
mancano di stimolo per aggiornarsi, ponendosi presto ai margini della storia.
Ma è soprattutto la realtà stessa della Chiesa, che ha bisogno di servizi qualificati, spesso inesistenti nelle sue forze locali; a noi tocca contribuire con la qualifica e la specificità del nostro Carisma.
Come Dehoniani possiamo preferire una certa qualificazione,
non solo dottrinale ma anche spirituale e pratica, nel sociale, nel servizio
delle Missioni, nella Formazione del clero, dei religiosi/e e dei laici,
nella Scuola, nel campo dei Mezzi di Comunicazione Sociale, ecc... campi
apostolici in cui già molte province hanno esperienza.
5. Con riferimento alle due sfide precedenti, dovremmo ripensare come Congregazione a una politica della cultura, intesa come scelta dello studio a livello esigente e specializzato; come sviluppo di senso critico della realtà; come capacità di promuovere un processo di inculturazione e di produzione di cultura, ecc...
Non si pretende che tutti gli SCJ arrivino allo
stesso grado. Non si vuole fare una Congregazione di intellettuali; si
pretende solo di curare un più alto livello di riflessione e di
approfondimento. La vitalità di una Congregazione dipende molto
dalla sua capacità di riflessione interna; quando essa manca, l'impoverimento
è evidente.
6. Gestire positivamente l'invecchiamento ed il calo delle forze. Non è soltanto questione di valorizzare, assistere ed accompagnare umanamente e spiritualmente gli anziani. Bisogna aiutarli ad allungare il loro tempo "attivo" come religiosi, a valorizzare la forma loro propria di vivere la comune missione.
Si tratta inoltre di gestire un cambiamento che
avviene già da tempo in Congregazione. È più difficile
gestire la recessione che la crescita. Ne sono prova i problemi nel ridefinire
le opere, nel lasciare certe strutture ormai inoperanti. Spesso si sacrificano
possibilità di rinnovamento, perché non si ha il coraggio
di disfarsi di strutture e di opere pesanti e tramontate. Manca spesso
il profetismo necessario per coniugare la tradizione con la creatività
(cf. Mt 13,52), per non mettere il vino nuovo in otri vecchi, e soprattutto
per dare risposte nuove ai tempi nuovi (cf. Lc 5,37).
7. Rivedere la nostra organizzazione amministrativa e giuridica, come la forma attuale di governo e di animazione (Consiglio, Commissioni, ecc.). C'è bisogno di una riorganizzazione dei servizi e degli organismi in vista della promozione della nostra missione. Le forme di governo e le strutture devono corrispondere alla natura carismatica e apostolica della Congregazione, alle situazioni attuali e alle nostre reali possibilità.
Nella Congregazione abbiamo nuove realtà,
che non si inquadrano nello schema attuale di provincia e regione. Abbiamo
province senza lunga speranza di futuro, perché invecchiate e senza
ricambio generazionale; varie altre province piccole, che richiedono una
nuova forma di amministrazione e governo; si richiedono quindi nuove figure
amministrative e giuridiche per dare sostegno a queste nuove realtà
e a queste situazioni.
8. Consolidare e rafforzare il cammino
di comunione, di unità nella diversità e di collaborazione
internazionale, che la Congregazione sta facendo.
La coscienza del "NOI CONGREGAZIONE" ci può aiutare a trovare i modi di superare o di rendere flessibile l'attuale rigidità giuridica della struttura provinciale, con una maggiore corresponsabilità di governo, senza tornare al centralismo.
Bisogna favorire in Congregazione una certa mobilità di persone e di mezzi, quando questo lo esige la missione ed il bene comune, guardando oltre le proprie frontiere.
A ciò è indirizzato il "Progetto
Globale". Un buon programma in tal senso potrebbe prospettare le grandi
linee di convergenza, le strategie operative e i mezzi per un cammino d'insieme
di tutte le province e regioni, senza sacrificare la legittima autonomia
e la pluralità culturale che arricchisce la Congregazione.
9. Definire meglio, insieme ai laici e agli altri consacrati, la Famiglia Dehoniana nella sua natura, i criteri di appartenenza, il ruolo della Congregazione in essa, il rapporto che deve legare le varie espressioni o vocazioni che la compongono.
Alla Congregazione, come prima realizzazione storica
del carisma di P. Dehon, riconosciuta ufficialmente dalla Chiesa, e come
sorella maggiore nell'ambito della Famiglia, tocca promuovere questo lavoro.
CONCLUSIONE
108. La Congregazione è oggi un organismo
pieno di vita, in tutti i suoi membri ed in tutte le sue età. La
sua configurazione va cambiando e diventa più universale. Lo Spirito
ci aiuti ad apprezzare positivamente questo momento di grazia, ci aiuti
a cogliere le nuove sfide, a suscitare nuove risposte.
ALLEGATO 1
PERSONALE ADDETTO ALLA CURIA E COMUNITÀ
DI ROMA I
I. Possiamo distinguere quattro categorie di servizi per i Confratelli addetti alla Curia:
1. Quanti hanno un ruolo di presidenza, esecutivo e consultivo all'interno della Curia in un ambito specifico:
- il Coordinatore dei servizi della Curia: P. Bernardo Rosinski
- i Presidenti delle Commissioni Generali:
+ Spiritualità e Apostolato: P. Andrea Tessarolo
+ Giustizia e Pace: P. Elio Dalla Zuanna
+ Missioni: P. Andrew Ryder
- l'Incaricato di seguire la Famiglia Dehoniana:
P. André Perroux
2. I membri del Centro Studi per lo studio delle fonti e dell'attualizzazione della Spiritualità e Carisma:
- P. André Perroux
- P. Egidio Driedonkx
- P. Alfonso Robl (vive in Brasile)
- P. Andrea Tessarolo, direttore delle Pubblicazioni.
3. Coloro che coprono uffici specifici
- In Curia:
+ Archivista: P. Otto Seidel
+ Traduzioni e altri lavori di aiuto in segreteria: P. Piet Adam
+ Aiuto al P. Generale e Dehoniana Informationes: P. João Chaves
- Nella Comunità:
+ Superiore: P. José Miguel García Tutor
+ Economo: P. Angelico Frattini
4. Fratelli che adempiono un'ampio servizio sia in Curia che in Collegio
- Fr. Ruggero Verbeet
- Fr. Abbondio Riva
- Fr. Marek Skorski
II. Si è resa necessaria la ricomposizione
dei confratelli che lavorano in Roma I, per necessità di sostituzioni
e per le nuove esigenze di riorganizzazione della Curia.
La morte di P. Vassena (12.12.91), di P. A. Bourgeois (21.11.92) e di P. Manzoni (04.12.94), ha tolto i maggiori esponenti del Centro Studi, creando un vuoto non facile da riempire.
Fr. Silvestro Martinelli, venuta meno la sua salute, ci ha lasciato nell'estate 1993 per inserirsi nella comunità di Bolognano.
P. João Chaves, assunto in Vaticano a lavorare
nella Congregazione del Culto e dei Sacramenti, ha lasciato il suo incarico
di vice-segretario generale; nel suo tempo libero presta alcuni servizi
di segreteria al P. Generale.
I confratelli addetti al Centro Studi vengono a Roma per un tempo indefinito; è richiesto dal tipo di lavoro, cui essi sono chiamati. Gli altri sono nominati per un triennio, rinnovabile in genere una volta solo; ad eccezione dei fratelli, che protraggono a lungo la loro permanenza, per l'estremo bisogno che c'è di essi e per la loro difficile sostituzione: basti pensare che Fr. Ruggero è a Roma da 41 anni.
C'è ora bisogno urgente di qualche religioso
fratello, che copra il vuoto lasciato da fr. Silvestro e permetta a fr.
Ruggero di prendersi il meritato riposo.
Avere gente per la Curia e per Roma I è
stato, salve rare eccezioni, molto difficile, portandoci via tempo eccessivo.
Inoltre ad alcuni confratelli, la venuta a Roma ha richiesto grossi sacrifici,
insoddisfatti poi nelle loro aspettative. In tal modo si spiegano le marce
e contromarce registrate in questi anni su nomine prima fatte e poi disdette.
Mentre da una parte ringraziamo i confratelli che si sono impegnati in questi servizi, d'altra parte è necessario indicare le difficoltà emerse nel lavoro richiesto, soprattutto per le mansioni in Curia Generale.
Queste difficoltà si possono riassumere nelle seguenti:
- il peso negativo di un nuovo ruolo, non ancora collaudato e di non facile definizione teorica;
- la poca esperienza, o addirittura carenza, per esercitare quel determinato ruolo;
- l'adattamento e l'inserimento in una cultura
estranea, in un certo senso atipica.
La Curia Generale è una realtà internazionale, costituita da un modus vivendi eclettico, dove convivono culture diverse e dove ognuno trova solo piccole tracce della propria. Chi è chiamato a prestare un servizio generale, deve accettare di morire a certe sue abitudini, in vista di un servizio per l'intera Congregazione. Nel chiedere questo servizio generale, lo si deve assumere volentieri per svolgere con serenità il proprio lavoro, consentendo anche agli altri di svolgere serenamente il loro lavoro.