CONGREGAZIONE DEI SACERDOTI DEL S. CUORE DI GESU'
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Capitolo Generale Comunicato n. 7 - 22 maggio 1997

Il P. Augusto Ruttens non sta niente bene; i Capitolari pregano per lui ma viene anche proposto l'invio di un biglietto con la firma di tutti i capitolari, espressione fraterna di condivisione di pene e speranze. Il P. Ruttens ha collaborato a lungo con la Curia Generale e i capitolari "abituali" in certo modo ne sentono la mancanza. Non sta bene neanche P: Erminio Crippa, figura molto nota nelle due Provincie italiane e, pensiamo, anche all'estero. Preghiamo anche per lui.

Perché siamo andati in India?

Non è stato detto espressamente ma sembrava che aleggiasse il detto: "Hai voluto la bicicletta? Ora pedala!", naturalmente rivolto al Governo Generale. Sta il fatto che il Consiglio generale ha fornito spiegazioni. Il P: Dehon aveva preso contatti per l'India e il P: Prevot si era messo in contatto con il vescovi di Bombay. Ma per essere più concreti, il Capitolo Generale dell'85 aveva proposto una maggiore presenza in Asia anche per non lasciare troppo isolata Sumatra. Si proponeva India, Corea Filippine. In India era difficile entrare e allora si pensò alle Filippine. Ma durante questo sessennio (non è precisato anno e mese) in un solo giorno pervennero alla Curia ben cinque richieste per l'India. Era un segnale dall'Alto? Ma vedi come vanno le cose! Il vescovo di Cochin, (prendete in mano una carta dell'India, ma siamo nel Kerala "cattolico"), una vecchia conoscenza del vescovo De Palma, ci chiama insieme ad altre Congregazioni, ad esempio i Passionisti. Il vescovo non ha bisogno di clero in diocesi (non sono mai abbastanza!), ma è interessato al carisma. E così il vescovo ci ha spinti a promuovere l'animazione vocazionale, aiutandoci in tutti i modi possibili, concretamente, mettendo a disposizione ambienti e aiuti per la formazione con sacerdoti della chiesa locale. Fatto molto importante, perché si sa che attualmente agli stranieri le autorità indiane concedono permessi di soggiorno molto brevi (sembra sei mesi). Facciamo una considerazione: nel nord dell'India (musulmano) non è accettato clero straniero. Si potrebbe obiettare che la parte cattolica dell'India ha clero nativo sufficiente anche per le missioni. Ma a voi sembra che il clero indigeno voglia avventurarsi nel Nord musulmano? Sembra proprio di no. E allora bisogna preparare un clero indigeno che abbia la disponibilità missionaria, adatta alla situazione sociale dell'India. Ecco allora il "carisma": dehoniani, passionisti e chi altroŠUna volta tanto bisogna pur dirlo. lo Spirito guida il vescovo di Chocin, perché Cristo sia annunziato "ad gentes", siano pure musulmane. Non so se vi basta come spiegazione della nostra presenza in India. Il P: Virginio ha potuto dichiarare che non sano andati in India (e in quella parte dell'India!), per aumentare il numero degli SCJ, ma perché siamo stati richiesti per il nostro carisma. Allora qui sorge il problema: chi forma i futuri SCJ? La situazione attualmente esige la cooperazione del clero locale nella formazione: gli SCJ vanno e vengono per quello che impongono le leggi dello Stato. Per il momento ci pare di capire che possano restare permanentemente 3 sacerdoti e un fratello laico. È una trasfusione continua: indonesiani, italiani, statunitensi, olandesi brasiliani, e chi sa quali altri SCJ sono continuamente in preparazione per l'India, anche per affiancare il clero locale nella formazione degli aspiranti alla vita dehoniana alla quale molti aspirano (già due in teologia e 21 nel seminario minore). Il problema dell'inculturazione è essenziale per lavorare nell'evangelizzazione in quella parte del mondo, specialmente per quanto riguarda noi occidentali con mentalità totalmente diversa. Daranno una mano i Confratelli Indonesiani? La stanno già dando ma per adesso i loro ministeri irrinunziabili, (ministero parrocchiale), non permettono molta disponibilità. Così ci è sembrato di capire quando hanno presentato la loro Provincia. Ma se è opera di DioŠ Si accenna a una questione: perché non prepariamo in Europa gli aspiranti dehoniani indiani? Ho sentito un no forte come un tuono. Ho pensato: che indiani saranno se li imbottiamo di cultura occidentale? Le prime generazioni dehoniane debbono essere necessariamente di cultura dehoniana indiana. Poi potranno anche confrontarsi ( e forse scontrasi) con la nostra dehonianità. Non è anche questo Progetto Globale? Il P: Ryders, presidente della Commissione per le missioni, ci ha presentato la situazione con molto entusiasmo. Trascrivo (dall'inglese): "Siamo stati invitati da altri vescovi indiani a farci carico dei grandi problemi sociali che affliggono il loro paese (carisma!, aggiungo io). Ma fino a quando non avremo SCJ di nazionalità indiana per noi sarà molto difficile esprimere il nostro carisma dehoniano in tutta la sua pienezza (spirituale e sociale) in India. D'onde la necessità di partire con l'animazione vocazionale". Allora, era necessario che i dehoniani andassero in quella parte dell'India dove il clero non manca e ci sono già tante presenze di gesuiti, salesiani, carmelitani ecc da antica data e quindi non soggetti a "Visa"? Sembra proprio che in India ci sia bisogno del "carisma" dehoniano. Il 6 ottobre 1994 questo è entrato in India, come ci ha detto P. Vincenzo Rizzardi nella sua stringatissima relazione, (così suggerita e magistralmente esposta): Ma dal suo volto luminoso appare un lungo orizzonte di speranza evangelizzatrice. Una domanda: il P.Van Ooy, della Provincia Indonesiana, attualmente in India, dice che ci sono altri progetti per la presenza SCJ sul territorio. Perché si parla solo di progetto legato alle vocazioni? Risposta: questi progetti saranno oggetto di una delle prossime pubblicazioni in merito e saranno spiegati in dettaglio. Il P. Generale dice che spetta al Capitolo decidere ciò che vogliamo fare in India. Lo stesso si dica per la nostra presenza in Bielorussia. Non ci andiamo solo per cercare vocazioni ma perché la chiesa locale richiede la presenza del nostro carisma. Andiamo per rispondere a questi bisogni, con molta attenzione e prudenza perché ognuno di questi luoghi si caratterizza per situazioni particolari.

Dovrei accennare ad altre due tematiche che hanno occupato i Capitolari: - l'apporto del P. Robert Schreiter, missionario del Preziosissimo Sangue, sul Progetto Globale di Congregazione; - - l'approccio che i Capitolari hanno avuto con uno scambio di idee su questo problema, anche in seguito all'esposizione (in due tempi) del P. Schreiter. Sarò molto succinto. Il P. Schreiter, persona sui cinquant'anni, come appare, vive negli Stati Uniti (meglio sarebbe dire che vive nel pianeta dal ritmo che è impresso alle sue presenze), ha studiato teologia a Nimega, nei suoi verdi anni. Ma la sua permanenza e attività nel mondo tecnologico statunitense (quello dei voli spaziali, non dimentichiamolo), gli dà la possibilità di leggere concretamente la fine secolo in cui ci troviamo caratterizzata com'è dalla "globalizzazione", con tutti gli elementi del nuovo ordine mondiale. Ce li espone in ordine e bella maniera, con un massiccio riferimento alla multimedialità informatica che accorcia tempo e spazio,.ma li conoscete anche voi. Se così non fosse, oggi è facile aggiornarsi perché l'argomento è trattato diffusamente. Ad esempio, il P. Carlos Alberto consiglia il II volume di "Concilium" 1997 che tratta diffusamente del neoliberismo. Sul tema dell'inculturazione vi consigliamo il n.41 di "Studia dehoniana SCJ" "Inculturation and Mission" redatto da P. Andrew Ryder. Il testo è in inglese. Per la natura di questo servizio non tento nemmeno di fare una sintesi delle due relazioni. Ve ne do qualche risonanza. Un capitolare ha chiesto se veramente non esiste un'alternativa oll'omogeinizzazione, effetto della globalizzazione e qual è il compito della teologia nella nuova situazione mondiale. La risposta è la "fiducia". La globalizzazione si basa sulla rapidità e l'efficacia degli interventi ma non si pone un limite. Quanto alla teologia, essa ha davanti a sé un campo vasto: come concepire una umanità nuova. E quale segno di speranza per l'avvenire? Quale il compito dell'educazione? L'educazione ha in mano la chiave dell'autonomia della persona e quella della partecipazione alla vita della società. Ma essa stessa può essere soggetta agli effetti perversi della mondializzazione. La parte più attesa dell'intervento è stata la seconda nella quale s è parlato di una strategia globale della missione: sfide lanciate alle Congregazioni religiose internazionali e alla missione della Chiesa nell'epoca della globalizzazione. La Chiesa e gli Istituti religiosi internazionali, riconoscono l'importanza di questi cambiamenti epocali (mezzi di comunicazione ecc.), ma si ha la sensazione che siano un po' lenti a mettersi in movimento. Rapidità ed efficienza immediata delle risorse umane e materiali, (strumenti della globalizzazione), non sono ancora presi sufficientemente in considerazione, nel loro aspetto positivo. Bisogna cominciare a pensare di più in categorie internazionali. L'intervento al Capitolo di P. Schreiter era stato chiaramente presentato come una introduzione al Progetto Globale di NOI CONGREGAZIONE.

PROGETTO GLOBALE.

Il Capitolo si apre ufficialmente al tema. Il P. Generale sottolinea alcuni punti: - ci può essere ambiguità nell'espressione: "globale" non è "globalizzazione", è un aggettivo; - bisogna vedere la Congregazione nella prospettiva di "NOI" Congregazione; - il progetto non è una trovata dell'attuale Governo Generale. Già il P. Panteghini aveva lanciato l'idea, studiata poi in un gruppo francofono e la Conferenza Generale di Hales Corners approvò il progetto come tema del Capitolo generale attuale. È stato quindi costituito un Comitato per studiare la materia. Il Comitato ha lavorato intensamente in varie fasi; h fatto delle proposte che sono state presentate alle Provincie e Regioni e da queste alle comunità; ha stilato infine le SINTESI DELLE RISPOSTE DEI CAPITOLI PROVINCIALI AL QUESTIONARIO SUL PROGETTO GLOBALE e le ha indirizzate ai membri del Capitolo Generale (18 gennaio 1997), avvertendo che "il Progetto Globale di Congregazione non esiste ancoraŠnel prossimo Capitolo Generale voi porterete avanti la discussione su questo temaŠTocca a voi giudicare e fare le scelte necessarie affinché il processo per lo sviluppo di un Progetto Globale possa continuare"; - orientamento (adesso!) del progetto: non è possibile né sarebbe una cosa buona che tutto venga definito in questo ambito, anche se il Capitolo è libero di farlo. Ma lo spirito è che le articolazioni vengano dalla base, come manifestazione del nostro carisma, patrimonio comune che deve essere calato nella vita concreta. È importante convertirsi alla mentalità di "NOI" Congregazione (è lo slogan), facendo saltare le barriere che ci dividono. Ma siamo già entrati nel vivo delle riflessioni che sono state fatte in diverse occasioni nell'ambito del Capitolo. Esistono barriere? Non sembra; la collaborazione tra Provincie esiste già (se non ci fosse, aggiungiamo noi, sarebbe già saltata la dehonianità), ma si avverte la necessità di un coordinamento e di punti di riferimento per gli scambi: beni, personale, e non trascuriamo i progetti di formazione. Non Sarebbe necessario conferire maggiore autorità (morale?!) al Governo Generale?

La settimana prossima questo argomento sarà affrontato sotto tutti i suoi aspetti. Per dare un tocco finale aggiungo che oggi (sto scrivendo il 23.05.97) sono stati affidati ai gruppi linguistici sono stati affidati questi due quesiti:

- 1."Quali sono le tue attese o i tuoi timori a proposito del Progetto Globale della Congregazione a servizio della missione" - 2. "Credi che un Progetto Globale della Congregazione a servizio della missione sia necessario per "Noi Congregazione"? Perché.

È stato fatto notare il "tu" implicito nelle domande. Deve essere una presa di posizione personale e non soltanto come gruppo.

È stata presentata ieri e oggi (22-23 maggio '97) anche la Relazione Finanziaria che è stata accompagnata e seguita da ampia discussione. Di tutto questo vi daremo informazione nel prossimo comunicato. Intanto, a scrutinio segreto, sono stati eletti i tre "revisori dei conti": Kurps Jack (US), Swiech Wieslaw (FIN) e Torres Santibanez Jorge (CH), confratello sacerdote cileno, uno dei due più giovani dei membri del Capitolo. Domani (24 maggio) si sospendono i lavori per prendere respiro. Si propone la gita ad Assisi, con buona sosta ristoratrice a Foligno, Istituto Missionario.

Saverio Di Paola